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Frana di Silvi. Ci si mette anche il maltempo. Rischio nuovi smottamenti

La frana di silvi avanza
31 Marzo 2026

Allerta gialla per le prossime 48 ore. Il presidente Marsilio: «Dobbiamo capire le ragioni del fenomeno per dare risposte adeguate»

SILVI

La frana si è fermata, per ora, ma la tensione resta alta a Contrada Santa Lucia a Silvi Paese. Il meteo delle prossime 48 ore sarà decisivo nel delineare i prossimi sviluppi della vicenda. L’allerta gialla nell’area adriatica centrale non fa presagire nulla di buono: il rischio è che le nuove piogge aggravino ulteriormente la situazione, con nuovi possibili scivolamenti. Ieri i tecnici della Protezione Civile guidati da Maurizio Scelli hanno posizionato dei sensori di precisione sul versante superiore del fronte per monitorare in tempo reale eventuali nuovi scivolamenti.

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Nel frattempo sono in corso verifiche anche sulla possibile presenza di infiltrazioni idriche, con il coinvolgimento del gestore acquedottistico, per accertare eventuali perdite o l’attivazione di falde sotterranee che potrebbero aver contribuito all’erosione del terreno. Oggi è atteso uno dei massimi esperti a livello nazionale in tema di frane e smottamenti, Nicola Casagli, che guida il Gruppo di ricerca-Centro di competenza della Protezione civile e che di recente è stato anche a Niscemi.

La crepa nel terreno è lunga 250 metri e ha coinvolto 18 unità abitative, per un totale di 32 persone sfollate. Degli otto edifici colpiti, tre sono completamente crollati, tre risultano gravemente lesionati e due sono stati sgomberati preventivamente. Resta in vigore, in via precauzionale, l'ordinanza di divieto di accesso al polo scolastico che comprende l'asilo, la scuola primaria e la palestra comunale. La paura adesso si sposta sulle abitazioni presenti sopra il costone della frana e su via San Rocco, unica strada di accesso al borgo. Qui sono stati anche evacuati a solo scopo precauzionale quattro famiglie che abitavano proprio nel versante sottostante la frana.

Nel pomeriggio riunione strategica tra l'amministrazione comunale, la Provincia di Teramo, l'Aca e l'Enel e i proprietari interessati dalla frana che colpì contrada Vallescura lo scorso anno e che determinò la chiusura al traffico dell’arteria principale che porta al borgo, posta al bivio con la statale adriatica 16. L'obiettivo è duplice: affrontare il ripristino dei sottoservizi, e valutare la fattibilità tecnica per la riapertura di almeno un tratto della provinciale chiusa all’altezza di via San Francesco.

Nelle ultime ore, al dramma degli sfollati e delle case implose, si è aggiunto un duro scontro frontale tra con l'amministrazione. Alcuni residenti, esasperati dalla situazione, hanno contestato la tempistica della chiusura della strada provinciale 29. Il sindaco Andrea Scordella ha replicato via social: «Il clima d'odio" sta inquinando la gestione dell'emergenza. Sono sereno perché abbiamo fatto il massimo e lo continueremo a fare». A esprimergli vicinanza Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega, ieri non ha tardato ad esprimere vicinanza al primo cittadino per gli attacchi ricevuti. Anche il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Valloscura, ha fatto il punto della situazione: «La Protezione civile regionale è andata a Roma a parlare con il ministro Musumeci. La speranza è che venga nominato un commissario e che siano stanziati 4-5 milioni di euro per sistemare la sciagura».Anche il presidente Marco Marsilio è voluto intervenire sulla vicenda: «La priorità in questo momento non è solo il reperimento delle risorse, ma comprendere con esattezza le cause del fenomeno per poter intervenire in modo efficace». Il crollo dell’abitazione, avvenuto in poche ore, ha evidenziato un’evoluzione imprevedibile del fronte franoso, ha aggiunto Marsilio: «Si temeva per altri edifici, ma la frana ha seguito una dinamica diversa ed è per questo che attendiamo le valutazioni degli esperti. Solo una diagnosi corretta può garantire un’azione risolutiva». Dal fronte opposto, il segretario regionale dem Daniele Marinelli chiede che «si apra un iter che coinvolga anche la Commissione Grandi Rischi».