Giulia Di Sabatino con la madre in una foto di qualche tempo fa (archivio Il Centro)

TORTORETO

Giulia, l’appello della famiglia: "Teramo valuti l’indagine sulle foto" 

Il pm distrettuale che ha indagato per pedopornografia: «Nelle carte la sofferenza della ragazza». La mamma: «I due procedimenti non possono essere separati perché spiegano tante cose» 

TORTORETO. Anche il rigore di un atto giudiziario può trovare il modo di andare oltre i tecnicismi giuridici nel raccontare le vite degli altri. Come quella di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto precipitata da un viadotto dell’autostrada A14 e dilaniata dalle auto. Scrive il pm distrettuale antimafia David Mancini nella richiesta d’arresto (non accolta) del giovane oggi a processo per pedopornografia: «Questo pm non effettua valutazioni proprie dell’ipotesi investigativa direttamente connessa alla morte di Giulia. La riconducibilità in termini causali delle azioni descritte nel presente provvedimento alla morte di Giulia non fa parte delle prerogative della presente indagine. Tuttavia nelle carte del procedimento si “legge” la sofferenza di Giulia e la progressiva erosione di sogni, certezze e, per certi versi, finanche della gioia della vita».
E nei giorni in cui si attende la chiusura delle indagini bis da parte della Procura teramana (con una nuova richiesta d’archiviazione o con richiesta di rinvio a giudizio per i tre indagati) la famiglia di Giulia e il suo legale Antonio Di Gaspare tornano a chiedere che le verità emerse dall’inchiesta aquilana entrino nel procedimento teramano. «Ci auguriamo», dice l’avvocato Di Gaspare, «che la Procura di Teramo valuti con la massima attenzione questi gravi elementi dell’indagine dell’Aquila contestualizzandoli con le condotte degli altri due indagati e con i tanti dati acquisiti sulla morte di Giulia. Che si faccia questo non solo per Giulia ma anche per tutte le giovani che risultano in qualche modo coinvolte e vittime di gravi comportamenti e comunque perchè quello che è accaduto a Giulia non accada mai più e che altri genitori non soffrano». A novembre ainizierà il processo per pedopornografia al trentenne di Giulianova sul cui telefono cellulare sono state trovate foto osè di Giulia e di ragazze, che sarebbero state divulgate anche attraverso WhatsApp, risalenti ad un periodo in cui erano minorenni.  «Mi auguro che a Teramo ci sia un processo per gli indagati», dice mamma Meri, «perchè mia figlia era piena di vita e mai avrebbe pensato al suicidio. Continuo a credere che la giustizia farà il suo corso».
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