Giusy: «Sette anni sono pochi ma spero capisca cosa ha fatto»

27 Gennaio 2022

Le parole della donna sopravvissuta alle 14 coltellate sferrate dall’ex che non voleva lasciarla La Corte d’appello ha ridotto di tre anni la condanna inflitta in primo grado all’operaio di Corropoli 

TERAMO. «Sette anni sono pochi, ma la giustizia fa il suo corso. Mi auguro solo che quando lui tornerà libero avrà capito fino in fondo quello che ha fatto e che mai nessun’altra dovrà rischiare quello che è successo a me»: le parole si muovono tra le ferite perché non è facile riprendersi la vita fuori dal codice e dai tribunali. Ma ci vuole tanto coraggio per continuare a muoversi dentro una tragedia rovesciando una potenziale invettiva in un messaggio di speranza.
E allora il giorno dopo la sentenza d’appello per Fabiano Cistola, il 36enne operaio di Corropoli che nel 2019 sferrò 14 coltellate alla sua ex dopo la fine della relazione, non si può che ripartire da lei e dalla sua capacità di non cedere all’orrore. Lei è Giusy Montecchia, 39 anni, colpita con 14 coltellate nel febbraio del 2019 sul lungomare di Tortoreto dall’uomo che non voleva lasciarla, rimasta per mesi tra la vita e la morte in una stanza del reparto di rianimazione. Nei giorni infiniti di femminicidi senza tregua e di Codici rossi, Giusy ha imparato che quella tragedia non può essere una questione privata. «Io non ho mai chiesto vendetta», dice, «ho sempre confidato nella giustizia e continuerò a farlo. Certo oggi mi chiedo perché questo sconto di pena, ma so anche che la giustizia ha i suoi meccanismi. Mi auguro solo che quando questa persona tornerà libera avrà capito la gravità di quello che ha fatto».
Cistola, che attualmente è in misura in una casa di cura protetta, in primo grado era stato condannato a dieci anni al termine di un rito abbreviato. In Appello i giudici hanno ridotto la pena a sette. Le motivazioni spiegheranno il perché. Cistola, secondo lo psichiatra forense Stefano Ferracuti incaricato dalla corte di fare una perizia, è stato ritenuto capace di intendere e di volere, anche al momento dei fatti. La nuova perizia era stata disposta dalla Corte d’appello in accoglimento della richiesta fatta dai difensori Gennaro Lettieri e Claudio Iaconi ( Giusy parte civile è assistita dall’avvocato Florindo Tribotti). Per Cistola anche il tribunale di Teramo aveva disposto una perizia psichiatrica che aveva stabilito come l’uomo fosse capace di intendere e di volere. In sede di Appello i difensori avevano chiesto una nuova perizia così scrivendo nel ricorso: «L’esame condotto dal perito è stato ben lungi dall’essere approfondito né ha tenuto conto delle precedenti diagnosi riferite ai disturbi psichici sofferti dall’imputato. La relazione descrive l’evento così come riferito negli atti senza svolgere alcuna valutazione sulle mosse compiute dall’imputato».
Nel febbraio del 2019 Cistola sferrò quattordici coltellate alla donna che lo aveva da poco lasciato dopo una convivenza, aggredendola sul lungomare di Tortoreto. La mattina del 22 febbraio, dopo aver squarciato con un taglierino la gomma dell’auto della ex, Cistola tornò a casa per prendere il coltello da cucina con cui pochi minuti dopo sferrò quattordici fendenti alla donna al ventre e al torace. Venne arrestato dopo una breve fuga. Da quel giorno per Giusy è cambiata la scansione del tempo, lo sguardo sul prossimo e gli orizzonti quotidiani.
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