I fratelli Ciaccia scarcerati dopo 48 ore

I giudici di Roma e Teramo non convalidano il fermo: «Intercettazioni inutilizzabili in questa fase e nessun pericolo di fuga»
TERAMO. Due provvedimenti simili emessi a distanza di poche ore l’uno dall’altro da tribunali diversi mettono un primo punto fermo nella complessa e articolata inchiesta della Procura romana. Sono quelli con cui il gip di Roma Clementina Forleo, nella serata di venerdì, e il gip di Teramo Lorenzo Prudenzano, nella mattinata di ieri, hanno rimesso in libertà i fratelli Mario e Davide Ciaccia, scarcerati dopo 48 ore trascorsi in carcere. I nuovi patron del Teramo calcio erano stati arrestati, uno a Roma e l’altro a Teramo, nella giornata di giovedì sulla base di un decreto di fermo del pm della Procura capitolina Francesco Marinaro nell’ambito di una maxi indagine per truffa, autoriciclaggio e indebita compensazione dei crediti fiscali riconosciuti con il Superbonus 110%.
La questione
delle intercettazioni
I due giudici, il primo competente per il provvedimento per Mario e il secondo per quello di Davide arrestato a Teramo (elemento che fa scattare la competenza territoriale per la misura personale), non hanno convalidato il fermo stabilendo che non esiste il pericolo di fuga (ipotesi alla base del decreto di fermo) e accogliendo le eccezioni sulle intercettazioni presentate dagli avvocati Gianluca Tognozzi e Giorgio Martellino, i legali dei fratelli. In particolare la difesa ha sostenuto la carenza di provvedimenti di autorizzazione in ordine al ricorso allo strumento delle intercettazioni telefoniche in questa fase. Sostiene la Cassazione, infatti, che l’utilizzabilità delle intercettazioni dipende dall’esistenza dei decreti di autorizzazione e dalla correttezza della loro motivazione in ordine ai gravi indizi di commissione di delitti e all’indispensabilità del mezzo di ricerca della prova ai fini della prosecuzione delle indagini. Decreti che, in questa fase, hanno evidenziato sia il gip di Roma e sia quello di Teramo non sono stati messi a disposizione né a corredo del decreto di fermo né nelle udienze di convalida. Da qui dunque l’accoglimento delle eccezioni sollevate dalle difese.
Non ravvisato
il pericolo di fuga
L’altro argomento affrontato nelle ordinanze di non convalida del fermo e di rigetto della richiesta di misura cautelare in carcere è quello del pericolo di fuga degli indagati: pericolo che non è fondato né per il gip Forleo né per il gip Prudenzano. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura nel decreto di fermo dopo l’esecuzione del sequestro dei beni e il deposito degli atti, e quindi lo svelamento delle indagini, era fondato il pericolo che i due fratelli potessero darsi alla fuga all’estero. Ipotesi, secondo la Procura, supportata dal fatto che uno dei fratelli (Mario) abbia la residenza nel Principato di Monaco e in particolare da alcune telefonate intercettate tra i due fratelli e altre persone in cui si faceva riferimento alla costituzione di una società negli Stati Uniti. Ma secondo i giudici queste conversazioni telefoniche non sono interpretabili nel senso prospettato dal pm e alla base del decreto di fermo. Così come i due giudici ritengono «irrilevanti» i contatti vantati dagli indagati con persone residenti all’estero. E anche su questo aspetto, nel motivare la loro decisione, i giudici sia di Roma e sia di Teramo fanno riferimento a numerosi e recenti pronunciamenti della Cassazione proprio sulla questione della sussistenza degli elementi per definire i presupposti giuridici di un pericolo di fuga.
Dichiarazioni spontanee
Ai giudici
Per ora nessun commento. Non parlano gli avvocati Tognozzi e Martellino, nessuna dichiarazione dei due fratelli indagati che da ieri sono a casa. Mario, finito nel carcere di Roma, è stato scarcerato nella tarda serata di venerdì dopo l’udienza di convalida nel corso della quale ha fatto dichiarazioni spontanee al giudice difendendosi e respingendo le accuse. Anche Davide, finito nel carcere di Ascoli dopo essere stato arrestato in un albergo di Teramo e scarcerato ieri mattina, davanti al gip Prudenzano (udienza da remoto) ha reso dichiarazioni spontanee respingendo le accuse.

