Il Comune dovrà versare 15mila euro al cda del Ruzzo

5 Novembre 2019

Lo ha stabilito il collegio arbitrale, che non ha giudicato la posizione dei consiglieri. D’Alberto: caso ancora aperto

TERAMO. Il Comune dovrà pagare 15mila euro al consiglio di amministrazione del Ruzzo. È quanto stabilito dal collegio arbitrale incaricato di valutare la controversia tra l’ente e la società acquedottistica sulla legittimità del rinnovo delle cariche ai vertici dell’azienda deciso dall’assemblea dei sindaci a inizio dicembre.
L’amministrazione ha chiamato in causa, oltre all’azienda, anche il consiglio di amministrazione sulla cui posizione, però, gli arbitri hanno ritenuto di non doversi pronunciare. Il presidente del Ruzzo Alessia Cognitti e i consiglieri Alfredo Grotta e Antonio Forlini sono così usciti dal giudizio e a ciascuno di loro l’ente dovrà rimborsare spese legali per circa cinquemila euro. «Si tratta di circa 15mila euro», sottolinea il consigliere di ‘Oltre’ Luca Corona, «che il Comune, cioè i cittadini, dovranno sborsare per i “capricci” del sindaco». Il rappresentante dell’opposizione ricorda che Gianguido D’Alberto fu l’unico, tra i primi cittadini che fanno parte dell’assemblea del Ruzzo, a schierarsi contro il bilancio e il rimescolamento degli incarichi nel Cda. «Propongo al sindaco di riunire la sua maggioranza affinché provvedano loro stessi alle spese del “capriccio” con l’esborso di 500 euro a testa», afferma Corona, «così eviteranno di far pagare 15mila euro alla collettività, fermo restando che mi auguro che non perdano anche nelle successive fasi di giudizio con aggravio di spese e di costi».
Proprio sulla parzialità del pronunciamento si basa la replica dell’amministrazione. Quest’ultima tiene a precisare, infatti, che la contestazione al centro dell’arbitrato ha una portata molto più ampia. «L’organismo non si è pronunciato nel merito e ha disposto che la causa proceda», afferma riferendosi al collegio arbitrale, «riconoscendo implicitamente che ci sono ragioni per esaminare e approfondire la vicenda». Al di là dell’aspetto relativo alla responsabilità diretta dei componenti del Cda, dunque, per il Comune la decisione degli arbitri conferma che la questione sottoposta alla loro attenzione è «degna di istruttoria». D’Alberto, che in assemblea oltre a contestare il bilancio aveva sostenuto la necessità di eleggere un amministratore unico, ribadisce che il ricorso all’arbitrato «non è contro qualcuno». Secondo lui l’impugnazione del rinnovo delle cariche era necessario. «Non è stato un capriccio», afferma, «ma un atto a tutela dell’interesse dei cittadini al legittimo funzionamento della società». Strumentale sarebbe anche il riferimento all’esborso a carico dei cittadini. «Questo aspetto», conclude, «sarà ulteriormente valutato con il giudizio di merito».
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