Il giudice: «Petrella potrebbe far morire altri suoi pazienti»

L’arresto del medico “no vax” è motivato da pericolosità sociale e rischio di ripetere il reato L’ordinanza: «Gli va vietata l’attività sul web, con la quale fa proseliti. E non si è mai pentito»
TERAMO. Pericolosità sociale e rischio di reiterazione del reato: queste le ragioni che hanno spinto il gip di Catanzaro ad accogliere la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura calabrese nei confronti di Roberto Petrella. Il medico 75enne, che questa mattina sarà interrogato per rogatoria dal giudice di Teramo Marco Procaccini, è sotto inchiesta per omicidio colposo: le terapie consigliate telefonicamente a un suo paziente di Caserta ne avrebbero causato, lo scorso 8 dicembre, il decesso. Una vicenda emersa nell'ambito di un'altra inchiesta, partita mesi fa e ancora in corso, che la magistratura di Catanzaro aveva avviato sulle posizioni no vax del medico. Da quel filone principale, tramite le intercettazioni telefoniche, è scaturito lo stralcio sulla morte di Gennaro S., camionista casertano di 68 anni che dal 2020 era in cura da Petrella.
LA MISURA. Le indagini sono culminate con la misura cautelare, definita necessaria dalla magistratura: una misura che, oltre a impedire al medico di uscire dalla sua abitazione, gli vieta anche ogni comunicazione con l'esterno. E, in particolare, l'uso dei social. Perché, si legge nell'ordinanza del gip Matteo Ferrante, è stato soprattutto il web ad aver favorito la popolarità di Petrella e la commissione del reato. Nel 2020 il 68enne e la compagna, come da questa riferito agli investigatori, avevano visto su Facebook diversi video del medico e l'avevano contattato per un consulto. Da quel momento il camionista, con numerosi problemi di salute, ne era diventato paziente. L'uomo più volte sarebbe stato a Teramo per farsi visitare pagando 150 euro a visita. L'ultima, a fine ottobre 2021. Poi i contatti sarebbero stati solo telefonici. L'ultima volta la mattina del decesso, quando Petrella ha prescritto al paziente, che accusava febbre alta e malesseri diffusi da giorni, vitamine e integratori a base di funghi, sconsigliandogli di recarsi in ospedale.
L'ATTIVITÀ SOCIAL. «L’unica misura in grado di interrompere l’attività sanitaria dell'indagato e di arrestare il suo pervicace proselitismo appare quella degli arresti domiciliari con divieto assoluto di comunicazione, con qualsiasi mezzo anche telematico, con persone con lui non conviventi. Infatti, allo stato, ogni altra misura risulterebbe inadeguata poiché si è visto come il Petrella esercita la sua attività essenzialmente a distanza e con l’utilizzo di strumenti telefonici e telematici, per cui ogni altra misura meno afflittiva non appare percorribile»: così il gip motiva i domiciliari, ritenuti proporzionati alla gravità del fatto anche in virtù di «totale assenza di resipiscenza mostrata dall’indagato che ha continuato e continua, imperterrito, a utilizzare lo stesso modus operandi anche con altri pazienti, mettendo in pericolo la loro incolumità». Per il giudice Petrella, che mai avrebbe mostrato rimorso per la morte del paziente, rappresenta dunque un pericolo anche perché avrebbe in queste settimane continuato a consigliare ai suoi pazienti di non avvalersi di cure ospedaliere.
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