Impianti Cirsu, gestione al Csa verso un’ulteriore proroga

Il consorzio aquilano potrebbe però rifiutare. Gerardini: «E allora noi troveremo altre soluzioni» Oggi si saprà anche se l’Arta darà l’autorizzazione a rimettere in funzione il settore organico
GIULIANOVA. Sono ore cruciali, queste, per il destino degli impianti Cirsu di Grasciano, gestiti attualmente dalla ditta aquilana Consorzio stabile ambiente (Csa). Il giudice fallimentare del tribunale di Teramo, infatti, nella prima sentenza di fallimento del Cirsu di settembre, poi confermata dalla corte d’appello dopo il ricorso dei sindaci dei Comuni soci, aveva dato in concessione gli impianti alla ditta Csa fino al 30 aprile, cioè domani. Stamattina, in Regione, Franco Gerardini, dirigente del settore rifiuti, incontrerà i commissari liquidatori, in attesa che il tribunale si pronunci nuovamente.
«Probabilmente», ha ipotizzato Gerardini, «si andrà verso una ulteriore proroga, fermo restante il fatto che l’Aia, l’autorizzazione ambientale, è ancora in piedi perché non è stata mai revocata dalla Regione». Solo un paio di giorni fa, tuttavia, Csa ha inviato una comunicazione ai sindaci nella quale informava i primi cittadini che, in seguito alla seconda sentenza che confermava il fallimento di Cirsu, era intenzione della ditta aumentare i costi del conferimento. Inoltre, sempre nelle nota, era scritto che gli impianti non avrebbero più funzionato, ma che l’intero polo sarebbe diventato un semplice centro di trasferenza: i Comuni avrebbero potuto portare lì i rifiuti, che poi sarebbero stati trasferiti in altri luoghi. Questo atto di forza, che anche Gerardini ha definito un’«azione psicologica», ha mandato nel panico i Comuni, intenti, in questi giorni, a definire i regolamenti e le tariffe della Tari, la tassa sui rifiuti.
Oltre gli aumenti già previsti, dunque, si potrebbero aggiungere anche i costi derivanti dalla maggiorazione del conferimento in discarica. C’è anche la possibilità, comunque, che Csa rifiuti la proroga della concessione del polo. In questo caso, si aprirebbero nuovi scenari, non proprio idilliaci per i Comuni. Innanzitutto, come già si vocifera da alcune ore negli ambienti di Grasciano, i circa 20 operai potrebbero essere messi in cassa integrazione, ma i Comuni dovrebbero poi farsi carico anche della gestione materiale del polo impiantistico, come la gestione del percolato e della sorveglianza.
«Se Csa dovesse rifiutare di gestire ancora il polo», ha commentato Gerardini, «se ne assumerà la responsabilità. La Regione, in quel caso, troverà una soluzione alternativa insieme ai Comuni, che potrebbe portare anche, almeno temporaneamente, a trasportare i rifiuti in altri impianti». Oggi, come ha fatto sapere il dirigente, si saprà anche l’ultimo parere dell’Arta in base al quale verrà riaperto o meno il settore dell’organico. Se tutti i pezzi del puzzle si inseriranno nei giusti tasselli si potrà convocare, già per la prossima settimana, una conferenza di servizi e chiudere una volta per tutte la questione dell’organico, che i Comuni conferiscono alla Ecoconsul di Ancarano da febbraio.
Domani in Regione è atteso anche Diego Di Bonaventura, sindaco di Notaresco, città che ospita gli impianti. «Se Csa dovesse andarsene», ha commentato Di Bonaventura, «i Comuni dovranno farsi carico di tutto. Indubbiamente ci saranno degli aumenti in bolletta». Il sindaco inoltre, da tempo aveva chiesto la rimozione del cumulo di rifiuti ex Sogesa, che, soprattutto con l’arrivo dell’estate, è causa di cattivi odori nella vallata.
Margherita Totaro
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