Inchiesta ’ndrangheta Il colonnello Naselli ricorre in Cassazione

9 Marzo 2020

Il suo avvocato Lettieri: «Intercettazioni inutilizzabili» L’ex comandante provinciale dell’Arma ora è ai domiciliari 

TERAMO. Arriva in Cassazione il caso del colonnello dei carabinieri Giorgio Naselli, ex comandante provinciale dell’Arma, da gennaio agli arresti domiciliari dopo il maxi blitz di dicembre contro la ’ndrangheta della Procura di Catanzaro. I suoi legali, gli avvocati Gennaro Lettieri e Giuseppe Fonte, annunciano ricorso alla Suprema Corte contro l’ordinanza del tribunale del Riesame di Catanzaro (motivazioni depositate il 3 marzo) che ha concesso i domiciliari al militare dopo un mese di detenzione in un carcere militare. La Procura accusa Naselli di associazione mafiosa e di rivelazioni di segreti d’ufficio all’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli, (anch’egli arrestato) considerato dagli inquirenti uomo di fiducia del boss Luigi Mancuso. Accuse che l’ufficiale ha respinto con forza nell’udienza davanti al Riesame. «I magistrati del Riesame nell’ordinanza depositata il 3 marzo», dice l’avvocato Lettieri, «hanno ritenuto insussistenti due ipotesi di reato relativi alla rivelazione del segreto d’ufficio (l’articolo 326 del codice penale ndr) preservando soltanto la rivelazione del segreto per un procedimento amministrativo in corso davanti alla prefettura di Teramo. L’ipotesi residuale è destituita da ogni fondamento in quanto il procedimento amministrativo è regolato sul punto dalla legge 241 del 1990 che consente l’accesso agli atti e l’estrazione di copie. Nella specie i privati interessati al procedimento hanno effettuato tre accessi agli atti con estrazione di copie e hanno inoltre depositato altrettante memorie difensive ed erano pertanto a conoscenza perfetta dell’esito negativo del procedimento relativo al rilascio di un certificato antimafia. In ogni caso il colonnello Naselli non ha mai partecipato alle riunioni in prefettura per l’esame degli atti istruttori essendo delegato all’uopo altro ufficiale del comando provinciale». Il legale, inoltre, interviene sulla questione delle intercettazioni telefoniche. «L’ordinanza», dice, «non tratta il problema della inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche in un diverso procedimento quale quello a carico del colonnello Naselli. Spiego, nel particolare, che l’autorizzazione all’intercettazione era relativa all’attività di una cosca ‘ndranghetista e quindi non poteva consentire l’intercettazione o comunque l’utilizzabilità di conversazioni attinenti a tutt’altro reato. Non esisteva una diversa e successiva autorizzazione che consentisse un’attività captativa per il reato di rivelazione di segreto. L’ordinanza elude completamente, violando principi di legge ormai consolidati, il tema delle esigenze cautelari e della pericolosità del soggetto che, non avendo commesso nessun reato, è da escludere che possa reiterarlo. Confidiamo che la Cassazione accolga il ricorso a fronte di una ordinanza non motivata che ha concesso a Naselli i soli arresti domiciliari».(d.p.)
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