Isola, la paura della gente «Qui non si esce di casa»

3 Novembre 2020

I casi sono saliti a 164 su poco più di 4.600 abitanti, eseguiti altri 370 tamponi Il fornaio che ha vissuto la zona rossa di Bisenti: «Spero di non riviverla qui»

ISOLA DEL GRAN SASSO. Ora che il pendolo della cronaca ci riporta al già visto e che le zone rosse tornano a essere scenari possibili ovunque, numeri e casi danno voce alla paura che prende tutti. Perché quello che prima sembrava finito, dimenticato, lontano è tornato con la violenza dirompente dell’inevitabilità a scandire il quotidiano di tutti noi. Periferie e centri, metropoli e paesi. Come a Isola del Gran Sasso che con i suoi 164 contagiati (da ieri ai 156 se ne sono aggiunti altri 8) su poco più di 4600 residenti guarda al domani tra ansia e timori con le scuole che restano chiuse e la curva in crescita. «Qua la gente ha paura e non esce di casa», dice Annalisa Flacco, che insieme al fratello gestisce un bar nel centralissimo viale Costantini, «la situazione non è bella e devo dire che anche io quando esco di casa lavorare non nascondo un certo timore. Forse la cosa migliore sarebbe veramente quella di chiudere per un mese e ricominciare con più tranquillità». Perché non esiste mai la giusta distanza tra la vita e la paura. Come sa bene Francesco Mascitti, fornaio con panificio a Bisenti e negozio a Isola che l’esperienza di una zona rossa, quella della Val Fino, l’ha vissuta sulla propria pelle. «I mesi di marzo e aprile sono stati veramente difficili», racconta, «io ho il panificio a Bisenti e quindi la sera sono sempre tornato lì per fare il pane. Ho sperato di non dover più rivivere una situazione di quel genere e invece il virus è tornato e anche tanto. Certo qui, come in tutta Italia, la gente ha paura. I numeri sono alti ma penso che essere allarmisti non porti a niente. Ci si sta muovendo rispettando tutte le regole, tutte le norme di sicurezza. Vediamo quello che succede anche con i nuovi Dpcm a livello nazionale. Certo per noi piccoli artigiani è sempre più difficile andare avanti, ma in un modo o nell’altro bisogna andare avanti. La mia speranza? Ora come ora di non dover vivere l’esperienza di un’altra zona rossa con limiti e divieti».
Perché nei giorni scorsi l’ipotesi è circolata ma per il momento nulla è stato deciso. «La situazione è critica», ripete il primo sindaco Andrea Ianni, ingegnere meccanico alla Princeton University eletto a settembre, «e di questo passo potrebbe diventare seria. Ora aspettiamo i risultati degli ultimi 370 tamponi fatti (ieri ndr) per capire quale situazione fronteggiare e sulla base di questo, di concerto con la Asl e la Regione, decideremo il da farsi. Insieme bisognerà capire quali provvedimenti adottare se i numeri salgono e soprattutto capire se quando oggi si parla di zona rossa si parla degli stessi limiti imposti a marzo. Per il momento voglio ribadire che nulla è stato ancora deciso e voglio continuare a dire ai miei concittadini di rispettare le regole, a cominciare dal distanziamento sociale all’obbligo di rispettare la quarantena per 14 giorni». E ieri è partita la richiesta alla Asl per riportare nella sede della Croce Bianca un infermiere del 118 che in questi giorni è stato richiamato in sede. «Per la nostra postazione che serve tutta la vallata è una presenza importante», dice ancora il primo cittadino, «tutti i sindaci hanno chiesto alla Asl di rinviarlo». Nel frattempo Ianni ha chiesto una postazione dei medici di Emergency «per dare supporto a tutti». «Bisogna seguire le regole», dice Carmine Meduri nome storico della Protezione civile, «le persone cominciano a capire l’importanza di rispettare le regole. Certo il momento non è sicuramente facile ma bisogna fare uno sforzo insieme». Ormai da qualche giorno la Protezione civile con il gruppo degli alpini ha iniziato la distribuzione di farmaci e spesa a chi è in quarantena e non ha familiari come confermano il responsabile Giulio Ciarelli e Arnaldo Bartolomei. E qui nel paese di San Gabriele il santuario dei padri passionisti continua ad essere un punto di riferimento per molti come dice padre Dario Di Giosia: «In tantissimi si rivolgono per aver conforto ed è aumentato il servizio per i più bisognosi che in questo momento di grande difficoltà sono sempre di più».
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