L’onda amara dei ricordi: «Quella era la nostra casa»

5 Ottobre 2024

Lanciaprima (preside del Classico): «L’anima è a pezzi, ma dobbiamo resistere» La consigliera Marroni: «Lì amicizie di una vita». ll racconto del maestro Melozzi

TERAMO . Il portone chiuso, con il nastro biancorosso tirato tra le colonne dell’androne avvolto nella semioscurità. È l’immagine virale che sui social accompagna l’indignazione straripante per il sequestro dello storico edificio che ospita Convitto e liceo Delfico. L’onda mediatica monta e, più che travolgere, fa emergere ricordi e amarezza. È accoratissimo il messaggio che la preside del liceo classico Iside Lanciaprima rivolge a studenti, famiglie, colleghi e cittadini.
«Raccogliere le mie poche cose di fretta, spegnere le luci», racconta, «vedere i volti attoniti e increduli del personale: il cuore è a pezzi e anche l’anima. Mi è sembrato di tornare indietro ai tempi dell’incubo Covid o di essere in guerra o in un tornado. Scappare via, evacuare tutti, raccogliere l’indispensabile e uscire: i convittori con le valigie piene e i volti increduli. Ma dobbiamo insieme cercare la forza di resistere, di lottare e andare avanti». Sul filo dei ricordi proiettati da un ipotetico futuro si muove il «breve racconto amaro» del maestro Enrico Melozzi. «Era il 2060 e Marco, un uomo di cinquant’anni, guardava con malinconia il vecchio edificio del liceo classico di Teramo, ormai abbandonato e divorato dal tempo»: questo l’incipit del brano in cui un immaginario ex studente del Delfico ricorda lo sfratto e le successive peregrinazioni in altre strutture. È la realtà che in questi giorni vivono tanti ragazzi e anche chi quelle aule le ha frequentate in gioventù, da discente, e poi da docente. «Il Delfico è la nostra Casa, in nostro angulus, il nostro conforto», scrive la consigliera comunale, ex studentessa e insegnante Maria Cristina Marroni, «è stata la mia scuola. Lì dentro sono nate alcune delle amicizie della vita, lì ho incontrato il mio futuro marito e ora ci sono i miei figli. Si è consumata una delle pagine più tristi che questa città ricordi». Il collega di consiglio e di docenza Berardo Rabbuffo sottolinea le ricadute negative della chiusura. «Il Convitto, oltre ad ospitare circa 60 convittori residenti nell’istituto», osserva, «eroga circa 500 pasti giornalieri e dà lavoro a tantissime professionalità difficilmente ricollocabili a Teramo». Amarissimo il commento dell’ex docente del Delfico e storico Elso Simone Serpentini: «Chi sa per quanto tempo resteremo senza. Abbiamo festeggiato pochi giorni fa i 90 anni. Senza teatro, senza Liceo, senza municipio, senza prefettura, senza teramani, Senza Teramo». Solidarietà agli studenti e al personale coinvolto è espresso dal deputato di Azione Giulio Sottanelli. «Le istituzioni hanno l’obbligo di trovare, il prima possibile, soluzione a tale grave problematica», afferma, «bisogna, nell’immediato, reintrodurre la didattica a distanza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA