La ginecologa: «Segni di botte sul corpo»

14 Settembre 2024

Nuovi testi nel processo a carico dell’uomo accusato di aver lasciato la moglie incinta al gelo

TERAMO. Nuovi testi in aula nel processo in corso al quarantenne teramano accusato di aver brutalmente picchiato la moglie al nono mese di gravidanza e di averla chiusa sul balcone di casa (nel mese di gennaio) dopo averla costretta a spogliarsi rimanendo solo con gli slip. A salvarla, dopo qualche tempo, così si legge nella richiesta di rinvio a giudizio il suocero intervenuto per farla rientrare in casa. L’accusa di maltrattamenti è aggravata dalla presenza di minori perché, secondo la Procura i fatti sarebbero avvenuti alla presenza del figlio piccolino della coppia. Davanti al giudice monocratico Marco D’Antoni prosegue l’audizione dei testi e nell’ultima udienza, tra gli altri, è stata sentita la ginecologa che aveva in cura la donna. Il medico ha raccontato di aver notato segni di botte sul corpo della sua paziente durante una visita e di aver segnalato alle forze dell’ordine. A fare la cronaca di un incubo la richiesta di rinvio a giudizio in cui il pm scrive: «All’ultimo mese di gravidanza e tre giorni prima che partorisse, spintonava la moglie contro un armadietto facendole sbattere la testa; poi a seguito di un banale litigio la chiudeva fuori dal balcone non prima di averla costretta a togliersi i pantaloni e quindi a rimanere sul balcone esposta al pubblico con i soli slip; rientrata grazie all’intervento del suocero la picchiava brutalmente colpendola a calci con le scarpe antinfortunistiche che le procuravano ferite sanguinanti e livide sferrandole violenti pugni sulla schiena». Si torna in aula a febbraio con altri testi.(d.p.)