La Provincia: ora è necessario chiudere le strade disastrate

21 Novembre 2017

Nel giorno dell’addio di Bellante a Mattia Loschiavo, travolto a 28 anni per colpa di una buca, il presidente Di Sabatino annuncia misure estreme: «In altre parti d’Italia l’hanno già fatto»

TERAMO. La Provincia sta pensando di chiudere le strade provinciali più disastrate e di istituire, su altre, il limite dei 30 chilometri orari. Lo dichiara il presidente Renzo Di Sabatino nel giorno in cui oltre mille persone, a Bellante stazione, danno l’ultimo saluto a Mattia Loschiavo, 28 anni, il cicloamatore morto sabato sulla Sp 22 di Cologna Paese perché – così raccontano i compagni – ha perso il controllo della bicicletta su una delle tante buche della strada, finendo sotto un’auto in transito.
IL FUNERALE. Quanto Mattia fosse amato, non solo nella sua Bellante, si è compreso in modo eloquente ieri mattina. La pur grande chiesa della parte bassa del paese non è bastata a contenere la folla. Nella quale c’era il sindaco Giovanni Melchiorre e c’erano, affranti, i compagni delle due società sportive per le quali l’operaio con la passione della fotografia era tesserato: il Varano calcio e la D’Ascenzo bike. L’uscita del feretro è stata salutata da un lungo applauso, dalle trascinanti note di “Sultans of swing” dei Dire Straits, uno dei brani più amati da Mattia, e dal volo di decine di palloncini colorati.
L’INCHIESTA. Sul tragico incidente di sabato la Procura ha aperto un fascicolo. È presto per dire quali saranno gli sviluppi giudiziari della vicenda ma è facile immaginare che, se la versione della buca maledetta verrà confermata, si ritroveranno indagati i tecnici della Provincia che si occupano di manutenzioni stradali, ovvero tutta la linea gerarchica dal dirigente al cantoniere di zona. Esito ormai non infrequente dalle nostre parti, visto che la legge attribuisce precise responsabilità a carico dell’ente proprietario della strada laddove avvenga un incidente che chiami in causa le condizioni dell’infrastruttura.
LA PROVINCIA. Il presidente Renzo Di Sabatino è di Bellante, conosceva bene la vittima e il suo dispiacere per la tragedia di Cologna è palpabile. Questo, ma anche la rabbia a lungo covata per come l’ente che presiede sia stato abbandonato dallo Stato, traspare nella nota inviata ieri ai media. La tragedia di Loschiavo, vi si legge, «ripropone in tutta la sua drammaticità le contraddizioni di un ente, le Province, che, così come sottolineato dal presidente dell'Upi Achille Variati, durante l'audizione in Parlamento sulla legge di bilancio 2018, non sono in condizioni di garantire i servizi essenziali nonostante la conferma della levatura costituzionale. Variati ha sottolineato come “dopo tre anni di tagli che non ci hanno permesso nemmeno di garantire la manutenzione ordinaria, ormai le strade in tutto il Paese versano in condizioni critiche...” . Da qui la richiesta dell’istituzione di un fondo triennale di 500 milioni l’anno per gli investimenti sulle strade e della riserva per le scuole superiori del 30% delle risorse nazionali destinate all’edilizia scolastica».
«In queste circostanze il dolore e il cordoglio prevalgono su ogni altra valutazione», afferma Di Sabatino, «troppo tragico l’accaduto: naturalmente saranno gli inquirenti a stabilire le dinamiche dell’incidente ma non c'è conforto di sorta. Com’è noto la Provincia aveva in programma l’avvio di un cantiere proprio su quella strada, rinviato di qualche giorno a causa delle precipitazioni atmosferiche della scorsa settimana. In questi mesi molte Province italiane, a causa della mancanza di risorse per le manutenzioni ordinarie, che sono quelle che garantiscono sicurezza e transitabilità, hanno chiuso le strade particolarmente ammalorate e imposto limiti a 30 chilometri orari. Una decisione drastica che comporta ulteriori disagi ad una moltitudine di cittadini. Anche noi stiamo pensando a misure simili, almeno fino a quando non si risolve la vertenza aperta dalle Province con il Governo con la restituzione delle nostre risorse: le entrate da Ipt e da addizionale Enel che incassiamo ma che devolviamo allo Stato. Anche sul bilancio contiamo circa 35 milioni di euro per il ripristino dei danni da terremoto e maltempo ma appena 5 milioni e mezzo per la manutenzione ordinaria. Una situazione insostenibile e contraddittoria», conclude Di Sabatino, «che se non trova una soluzione ci metterà di fronte a scelte obbligate».
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