La psicologa Bruzzone sulla morte di Leonardo Di Loreto: «C’è l’illusione di gestire tutto»

29 Agosto 2025

La nota criminologa interviene sul caso rosetano. E per l’associazione ‘Il Guscio’ «serve fare prevenzione»

ROSETO DEGLI ABRUZZI. La vicenda di Leonardo Di Loreto è stata commentata dalla criminologa Roberta Bruzzone che ha parlato di un fenomeno «che la psicologia e la criminologia conoscono bene: le fatalità autoerotiche. Non sono suicidi. Sono incidenti che accadono quando la ricerca del piacere va oltre i limiti di sicurezza, spinta dall’illusione di poter gestire tutto. L’asfissia, la restrizione del respiro o l’uso di dispositivi estremi amplificano l’eccitazione ma basta un attimo per provocare la perdita di coscienza e il corpo non risponde più. In questi scenari non c’è la volontà di morire, ma quella di spingersi oltre, di inseguire un brivido sempre più forte».

«È un confine sottile, fragile, pericolosissimo che può segnare un viaggio senza ritorno», spiega Bruzzone, che rileva come i rischi aumentino quando «ci si isola, senza nessuno che possa intervenire; si sottovaluta l’ambiente circostante (caldo, spazi chiusi, vincoli troppo stretti); manca quel “patto di sicurezza” che nel Bdsm (insieme di pratiche erotiche e relazionali caratterizzate da giochi di potere, controllo e intensificazione sensoriale) dovrebbe garantire controllo reciproco e possibilità di fermarsi in ogni istante. Il risultato? Il piacere diventa una trappola mortale. Ed è proprio questo il messaggio che dobbiamo trattenere: non esiste eccitazione che valga la vita».

L’associazione ‘Il Guscio' di Roseto, con una nota della presidente Andreina Moretti, accende i riflettori sul dolore delle famiglie coinvolte in fatti così drammatici e sul rispetto che va riservato loro. «Nessuno si ferma a rispettare il lutto, nessuno pensa al vuoto che divora un padre o una madre. Viviamo in un tempo in cui i social rubano l’anima ai ragazzi, spingendoli in un mondo parallelo, lontano dalla realtà. Eppure ci indigniamo solo dopo una tragedia, quando ormai è troppo tardi», scrive Moretti che invoca attenzione e prevenzione a tutto campo quando si parla di violenza e fragilità. «Mi rivolgo allo Stato, ai politici, ai dirigenti scolastici, agli educatori, alle forze dell'ordine, ai giornalisti, alle chiese: tutti insieme possiamo fare molto», conclude.

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