La storia finisce, lei perseguita lui: messaggi alla moglie e alla figlia

Donna cinquantenne indagata per stalking nei confronti dell’uomo con cui ha avuto una relazione È accusata anche di averlo minacciato con le frasi: «Ti faccio sparare, ti mando un albanese»
TERAMO. Messaggi Whatsapp con minacce del tipo «Ti faccio sparare, ti mando un albanese», pedinamenti sul posto di lavoro e biglietti lasciati sul parabrezza della moglie di lui: la dinamica dell'ennesima storia di stalking è drammaticamente la stessa di tante altre. In questo caso con una lei che non si rassegna alla fine della relazione a tal punto da perseguitare l’uomo e la sua famiglia.
Sotto accusa per stalking è finita una donna 50enne teramana. L’udienza preliminare che si è svolta davanti al gup Lorenzo Prudenzano è stata aggiornata dopo che è stata espressa la volontà di accedere al rito alternativo del patteggiamento.
I fatti contestati, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti tra il 2020 e il 2023, al termine di una relazione sentimentale extraconiugale. Da quel momento la donna, secondo l’accusa, avrebbe cominciato a perseguitare l’uomo con messaggi telefonici, pedinamenti sul posto di lavoro, chiamate e messaggi a conoscenti e familiari di lui. In alcune occasioni la donna avrebbe inviato dei messaggi alla figlia dell’uomo riferendo di relazioni extraconiugali dell’uomo e avrebbe lasciato dei biglietti sul parabrezza della macchina della moglie riferendo sempre delle relazioni .
Sempre secondo l’accusa della Procura, inoltre, la donna in alcuni messaggi telefonici inviati all’uomo avrebbe rivolto delle minacce anche alla moglie e alle figlie. In più occasioni, inoltre, avrebbe pedinato l’uomo sia sul posto di lavoro sia in altre occasioni a tal punto che lo stesso avrebbe fatto installare degli impianti di videosorveglianza sia in prossimità dell’abitazione sia sul posto di lavoro. «Tali condotte», si legge nel capo d’imputazione, «generavano nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia e paura, un fondato timore per l’incolumità propria e dei prossimi congiunti nonchè costringevano la parte offesa ad alterare le proprie abitudini di vita, installando impianti di videosorveglianza presso la propria abitazione e sul luogo di lavoro».(d.p.)
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