Legame fertilità-Covid, c’è una nuova scoperta

5 Aprile 2022

Proteina che scatena il virus individuata negli spermatozoi di donatori mai contagiati

TERAMO. È stata identificata per la prima volta da un team di ricercatori dell'Università di Teramo e dell'Università dell'Aquila la presenza della proteina Angiotensin-converting enzyme 2 (Ace2) in spermatozoi umani. Si tratta di una proteina conosciuta da anni e coinvolta in importantissime funzioni biologiche, quali la regolazione della vasocostrizione delle arterie, e che si trova sulle cellule dell'epitelio polmonare dove protegge il polmone dai danni causati da infezioni, infiammazioni e stress. Recentemente è stata portata alla ribalta dalla dimostrazione del suo coinvolgimento nella patogenesi dell'infezione da Sars-CoV-2 (noto come Covid-19), perché si tratta del recettore che permette al virus di legarsi ed entrare nella cellula ospite.
Il team di ricercatori della facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali dell'Università di Teramo (Marina Ramal-Sanchez, Costanza Cimini, Angela Taraschi, Luca Valbonetti, Nicola Bernabò e Barbara Barboni) insieme ai colleghi dell'unità di Andrologia del dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Vita e dell'Ambiente dell'Università dell'Aquila (Arcangelo Barbonetti e Chiara Castellini) ha pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista “International Journal of Molecular Science” un articolo nel quale è stata descritta la presenza della proteina Ace2 negli spermatozoi di 40 volontari sani, di un'età compresa tra 24 e 36 anni, che non sono mai stati affetti da Covid.
Si tratta di un risultato «estremamente importante», si legge in una nota, «perché lo studio ha permesso di identificare due forme della proteina, quella classica e una isoforma a più basso peso molecolare. Quest'ultima, scoperta solo di recente, è espressa negli epiteli respiratori nasali e bronchiali umani e la sua espressione aumenta in risposta al trattamento con interferone (Ifn) o dopo infezione da rinovirus, ma non a seguito di contatto con Sars-CoV-2. In conclusione, lo studio da una parte ha consentito di mettere all'attenzione degli scienziati una nuova macchina molecolare, potenzialmente coinvolta nei processi che portano i gameti maschili ad acquisire la loro capacità fecondante, dall'altra dischiude nuovi orizzonti nella comprensione delle interazioni tra Covid e fertilità».