Ma l’organizzazione attuale non è più sostenibile

17 Marzo 2017

Solo per l’adeguamento sismico dei quattro vecchi edifici bisogna spendere 44 milioni e ci sono troppi reparti doppione

TERAMO. Da più di un anno il direttore generale Fagnano propugna il progetto dell’ospedale unico in posizione baricentrica. Un ospedale da almeno 600 posti, con attrezzature all’avanguardia, vicino alle principali vie di comunicazione, compresa la ferrovia.

La decisione di rivedere l’assetto della sanità provinciale è nata dalla constatazione che quello attuale non è più sostenibile. «A parte l'ospedale di Sant'Omero, di più recente costruzione e in condizioni di adeguamento sismico e antincendio piuttosto avanzate, i restanti 3 presidi sono stati progettati e realizzati da più di quarant'anni (con esclusione del secondo lotto del presidio di Teramo) e presentano necessità di adeguamenti di notevole entità, sia dal punto di vista antisismico che dal punto di vista antincendio. Inoltre, sono stati realizzati su progettazioni datate e con filosofie e concetti di un'epoca ormai superata a livello normativo e a livello tecnico», si legge nello studio.

Per l’adeguamento sismico de i quatto ospedali sarebbero necessari 44 milioni (25 per Teramo, 8 per Atri e 8 per Giulianova, 3 per Sant’Omero). Nello studio si fa notare che la realizzazione del nuovo ospedale di primo livello a Giulianova lascerebbe scoperto il problema dell’adeguamento sismico del Mazzini.

Lo studio parla poi delle spese per il mantenimento dei quattro ospedali: in totale 21 milioni e mezzo circa. In base ai calcoli sui ricavi e sui finanziamenti l’attuale organizzazione su quattro presidi non è sostenibile dal punto di vista economico. Una caratteristica che si ripercuote anche sul livello dell’assistenza è «la frammentarietà della rete ospedaliera con un alto numero di strutture attive di piccole dimensione e di duplicati. Questo tipo di organizzazione non permette alle strutture ospedaliere della Asl di Teramo di arrivare agli standard ministeriali sia degli indicatori del Piano nazionale esiti (Pne) sia degli indicatori di performance ospedaliera».

Lo studio, ad esempio, sottolinea che gli ospedali di Atri, Giulianova e S. Omero presentano rispettivamente il 30,25%, il 53,18% e l'88,08% di tasso di occupazione dell'Ortopedia e 53,09%, il 77,4% e il 74,34 della Chirurgia generale. Invece è alto quello della Medicina generale «che supera anche il 100% con una età media di ricovero pari per Atri a72.13 anni, per Giulianova a 74.21 anni e per S. Omero a 76,24 anni. Questo dimostra come l'organizzazione attuale non rappresenta una risposta efficace ai bisogni della popolazione. Infatti da una parte appare chiaro come ci sia una richiesta di posti letto per anziani che non trova risposta nei posti letto di medicina generale che dovrebbero essere riservati ai ricoveri di medicina con un'età media molto più bassa e dall'altra ci sia una offerta ridondante di posti letto di chirurgia che diventano non produttivi». (a.f.)

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