Morto sulla strada senza guardrail: assolti 2 ex dirigenti provinciali

L’incidente nel 2017 nella zona di San Nicolò, l’uomo dopo l’incidente annegò nel fiume Tordino. Il processo scaturito da un’imputazione coatta, il fatto non sussiste per il verdetto dei giudici
TERAMO. I tempi della giustizia non sono mai quelli della vita reale. Ci sono voluti esattamente nove anni tra richieste d’archiviazione, imputazioni coatte e un processo per arrivare a una sentenza di primo grado che assolve con la formula più ampia del fatto non sussiste i due dirigenti della Provincia, nel frattempo andati in pensione, finiti a processo per la morte di un automobilista deceduto in un incidente stradale su un tratto di strada senza barriere di protezione.
L’incidente risale al 2017 e avvenne sulla strada provinciale 25A, diramazione San Nicolò a Tordino-Villa Zaccheo- Cordesco. La vittima, un cittadino cinese da tempo residente a San Nicolò, era finito fuori strada con la macchina. Dopo l’incidente era uscito dalla vettura per chiedere aiuto, ma dopo aver perso l’equilibrio era caduto nella scarpata e successivamente era finito nel fiume Tordino dove era morto annegato così come stabilito dall’autopsia. Il corpo era stato scoperto la mattina dopo l’incidente da una squadra di vigili del fuoco intervenuta della zona per soccorrere un camion rimasto in panne. Nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura erano finiti iscritti nel registro degli indagati Leo Di Liberatore, all’epoca dei fatti dirigente del settore area 3 della Provincia, e Danilo Crescia, all’epoca capo ufficio tecnico, responsabile del servizio di gestione 4° nucleo stradale.
Le ipotesi di reato contestate erano l’omicidio colposo e l’omissione d’atti d’ufficio. Al termine dell’indagine la Procura aveva chiesto l’archiviazione dopo aver accertato l’assenza di un rapporto di causa tra i fatti. Gli accertamenti, secondo l’autorità giudiziaria, avevano ricostruito che l’uomo, che si era messo ubriaco al volante della vettura, fosse vivo dopo l’impatto e che la morte fosse sopraggiunta non in seguito a traumi post- incidente ma per annegamento.
Successivamente alla richiesta di archiviazione della Procura (pm titolare del fascicolo Laura Colica), il gip aveva disposto per i due dirigenti l’imputazione coatta con il successivo processo passato da un giudice all’altro. Al termine di lunga istruttoria dibattimentale nel corso della quale sono stati sentiti svariati testi tra cui anche i consulenti delle parti, la Pubblica Accusa (rappresentata in aula dalla pm Enrica Medori) ha chiesto l’assoluzione con la formula del fatto non sussiste. Richiesta, quella dell’assoluzione, accolta in toto dal collegio presieduto dal giudice Francesco Ferretti (a latere i giudici Marco D’Antoni e Martina Pollera). Le motivazioni saranno depositate tra sessanta giorni. I due dirigenti, oggi in pensione, sono stati difesi dagli avvocati Antonello Di Biagio e Pietro Referza.
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