Museo Savini, un anno per il progetto: si cerca una sede per le opere

foto di Giampiero Marcocci

1 Gennaio 2026

Tempi lunghi per la ricostruzione dello storico edificio di via Delfico. In corso indagini diagnostiche, poi serviranno mesi per approvare il piano definitivo di intervento

TERAMO. Il museo civico archeologico “Francesco Savini” è chiuso ormai da quasi dieci anni. Colpa del sisma e di un iter di ricostruzione particolarmente complesso. Tanto complesso che, ad oggi, si attende ancora il progetto definitivo di restauro e risanamento. L’edificio, tra i più belli e prestigiosi della città, già sede del tribunale, ospita al primo piano la sala San Carlo e nei suoi ulteriori spazi hanno trovato casa numerose e preziose opere d’arte. Anche queste, da dieci anni, non sono più accessibili al pubblico. Il museo, lesionato dalle scosse che si sono susseguite tra il 2016 e il 2017, è stato messo in sicurezza dall’amministrazione D’Alberto che ha successivamente avviato il percorso di ricostruzione. L’edificio non rientra nelle ordinanze speciali del terremoto e anche questo ha determinato una certa lentezza delle procedure di recupero. L’intervento post-sisma è stato finanziato nel 2022 dalla struttura commissariale con circa 10 milioni di euro e nel 2024 la progettazione è stata affidata, in seguito a bando, al gruppo di lavoro di professionisti “Gnosis-Giancola-Apoika-Taitle” che ha presentato al Comune l’offerta economica più vantaggiosa.

In questi mesi sono state messe in campo diverse attività propedeutiche allo sviluppo della progettazione e sono state eseguite, all’interno dell’immobile, indagini diagnostiche tese a verificarne caratteristiche architettoniche e ingegneristiche. Una raccolta di elementi che ora permetterà ai tecnici di procedere con il progetto che, verosimilmente, potrà essere completato entro la fine del 2026. Lo step successivo riguarderà poi l’approvazione della progettazione esecutiva e nel 2027 si potrà giungere al bando per affidare i lavori di ricostruzione. Il percorso, seguito passo passo dal sindaco Gianguido D’Alberto e dagli uffici tecnici sotto la guida dell’ingegner Pierluigi Manetta, appare dunque molto lungo e tra le complessità da gestire c’è anche quella della tutela delle opere d’arte custodite all’interno del museo archeologico.

In questi anni sono rimaste al loro posto, ma a breve occorrerà trovare una sistemazione alternativa per far sì che possano svolgersi i lavori post-sisma. Il Comune, che dovrà confrontarsi su questo fronte con la Sovrintendenza, sta valutando l’affitto di uno spazio adeguato e «l’idea è di emanare un avviso pubblico per cercare un luogo idoneo a conservare questo patrimonio così importante», spiega il sindaco D’Alberto. L’amministrazione sta considerando anche la possibilità di trasferire le opere d’arte in luoghi propri, ma il numero elevato di pezzi e i vincoli della Sovrintendenza non rendono questa strada facilmente percorribile.

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