Palazzo Pompetti, lo sgombero passa al vaglio della magistratura

Controlli dei vigili urbani sul rispetto dell’ordinanza che ha disposto l’evacuazione dell’immobile Identificati i titolari delle attività ancora aperte e relazione trasmessa alla Procura per valutare il caso
TERAMO. Finisce in Procura la questione dello sgombero di palazzo Pompetti. È l’effetto prodotto dai controlli della polizia municipale sul rispetto dell’ordinanza di fine settembre con cui il sindaco Gianguido D’Alberto ha disposto l’evacuazione dell’edificio che affaccia su piazza Martiri e nel quale sono ospitati negozi, bar e appartamenti e dove, fino a un mese fa circa, avevano sede gli uffici comunali delle aree Tecnica, Traffico e Tributi. Questi ultimi sono stati trasferiti subito dopo l’emissione del provvedimento che ha fatto seguito all’esito di ulteriori verifiche sull’immobile, disposte a due anni dalle prime violente scosse sismiche, in base alle quali la struttura è stata dichiarata inagibile con classificazione E, dunque gravemente danneggiata e da sgomberare. Rispetto agli uffici immediatamente evacuati, però, le attività commerciali hanno seguito un percorso diverso. Non hanno abbassato le serrande facendo ricorso a una clausola di salvaguardia predisposta a loro vantaggio dalla precedente amministrazione. La disposizione consente a negozi e bar di restare aperti anche in caso di grave danneggiamento dello stabile che li ospita tramite la presentazione di una perizia asseverata che attesti l’esistenza di una situazione meno compromessa di quella rilevata dai tecnici della Protezione civile e certifichi la realizzazione di interventi di messa in sicurezza. I lavori di consolidamento della parte privata dell’edificio sono stati avviati nei giorni scorsi e stando ai tempi indicati dai progettisti nel corso dell’ultima riunione di condominio dovrebbero essere conclusi per fine novembre. A quel punto saranno passati due mesi dall’emissione dell’ordinanza di evacuazione immediata dell’edificio.
Per questo gli agenti guidati da Franco Zaina, come avviene in casi dello stesso tipo, ha avviato i controlli sull’applicazione del provvedimento. Negli ultimi due giorni, dunque, si sono presentati nei locali che hanno trovato aperti, identificando proprietari e gestori delle attività. L’esito delle verifiche è riportato in una relazione che andrà al vaglio della procura per eventuali passaggi successivi. L’ordinanza comunale, come tutte quelle simili emesse negli ultimi due anni, indica la violazione dell’articolo 650 del codice penale, che punisce l’inosservanza del provvedimento dell’autorità pubblica, in caso di inadempimento da parte dei destinatari. Sarà dunque il magistrato a valutare la situazione descritta dai vigili urbani per palazzo Pompetti, disponendo ulteriori indagini o comminando eventuali sanzioni. Nel frattempo prosegue la corsa per la messa in sicurezza dello stabile e la conseguente revisione del grado di inagibilità che cancellerebbe ogni dubbio sulla legittimità dell’apertura delle attività commerciali. L’amministrazione comunale, infatti, ha avviato la procedura per la messa in sicurezza della parte pubblica dello stabile prevedendo, tra l’altro, l’estensione giuridica agli uffici pubblici della clausola di salvaguardia introdotta per i locali produttivi. L’obiettivo è impugnare quanto prima l’esito della verifica che ha dichiarato l’inagibilità dell’edificio e accelerare il rientro negli spazi evacuati dei dipendenti dei settori Lavori Pubblici, Urbanistica e Traffico, che attualmente sono dislocati al Parco della Scienza, e quelli dell’area Tributi, spostati negli immobili comunali di via della Banca e via Carducci.
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