Per il 17enne falciato da un’auto l’investitore patteggia 26 mesi

L’avvocato della famiglia è riuscito a far riconoscere dal tribunale l’omicidio stradale aggravato e a evitare così una pena più lieve. Il legale: «Il colpevole è libero, rimane un senso d’ingiustizia»
CORROPOLI. Un anno fa la morte di Daniele Velaj, falciato a 17 anni da un’auto impazzita che non gli lasciò scampo. Per quel tragico incidente il conducente della vettura, il corropolese D.D.D. di 25 anni, ha patteggiato due anni, due mesi, 20 giorni e due anni di sospensione della patente per omicidio stradale aggravato (pena sospesa). L’avvocato della famiglia Velaj, Erdis Doraci del foro di Roma, è riuscito a scongiurare la richiesta del pm di rinvio a giudizio per omicidio stradale semplice. È stato ingaggiato uno dei migliori esperti nazionali in materia per consentire all’avvocato Doraci di far cadere il primo accordo di patteggiamento di un anno e quattro mesi, che sarebbe stato un affronto inaccettabile per la famiglia.
«Riuscire a fare questo dopo il parere positivo del pm sul primo patteggiamento era difficilissimo, quasi impossibile, eppure ci si è riusciti», dice il legale. Il fascicolo è stato rimesso al presidente del tribunale, il quale con il nuovo giudice ha recepito le richieste della famiglia cambiando l’imputazione in omicidio stradale gravissimo. «D’altronde gli elementi di colpa erano raccapriccianti in capo al conducente dell’auto: alcool, velocità quasi il triplo di quella consentita (140 km/h circa), punto d’urto fuori dalla sede stradale, i passeggeri che lo pregavano di rallentare. Per rendere l’idea, la scarpa del povero Daniele è finita al secondo piano di una casa a 37 metri dal punto d’urto», illustra Doraci.
Non era questa, in ogni caso, la giustizia che si aspettavano i familiari di Daniele Velaj. La vita di un ragazzo strappata con così tanta colpa non può valere una pena sospesa, hanno sempre sostenuto i famigliari del povero Daniele. Nel frattempo l’avvocato Doraci aveva già definito la posizione risarcitoria, ma questo alla famiglia non bastava assolutamente. «La famiglia voleva vedere tutti gli elementi di colpa contestati a D.D.D. Eppure riuscirci non è bastato ad alleviare il senso di ingiustizia. Il codice penale prevede i benefici di legge in questi casi, e noi non possiamo far altro che domandarci se siano proporzionati in questo caso al reale grado di colpa», aggiunge Doraci.
Daniele venne investito alle porte di Corropoli, mentre spingeva il suo scooter rimasto in panne in piena notte, dal conducente di un’Alfa Romeo 147 risultato positivo all’alcol test, seppur sotto il limite che fa scattare la denuncia per guida in stato di ebbrezza.
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