Pineto, un delitto annunciato il figlio: "Oggi accoppo papà"

6 Febbraio 2011

La madre rivela la frase shock del figlio Gabriele, l’anziano padre colpito 10 volte

PINETO. Il massacro di Pineto ha le tinte fosche di una tragedia covata in famiglia. «Gabriele lo aveva detto: se papà continua io questa sera lo accoppo»: così Bianchina Pelusi, madre e moglie delle vittime, unica testimone, racconta agli investigatori che arrivano nella casa di via Tevere. Padre e figlio, ormai da anni, litigavano spesso: il genitore rimproverava al figlio di aver lasciato moglie e tre figli in Svizzera. L’altro rispondeva con la disperazione di chi a 50 anni è senza lavoro. E’ successo anche sabato sera, ma questa volta Gabriele aveva un’ascia.

«L’ascia non era di quella casa» spiegano gli investigatori. Questo signfica che l’ex operaio l’ha portata da fuori con l’intenzione di usarla sul padre? Per spaventarlo o per ucciderlo? Interrogativi destinati a restare senza risposta in una tragedia che, per la procura, si chiude con la morte di vittima e assassino. La pietas avvolge tutto: il pm di turno Irene Scordamaglia non ha disposto nessuna autopsia sul 73enne Pasquale Peracchia, muratore in pensione, e sul figlio Gabriele. La ricognizione cadaveruca affidata all’anatomopatologo Giuseppe Sciarra tratteggia gli ultimi attimi di vita dei due.

BOTTE E 10 COLTELLATE. Prima delle coltellate i due si sono picchiati: entrambi hanno ecchimosi sul volto e sulle mani. Poi sono arrivati i fendenti, violenti e diretti. Sul corpo del padre dieci: l’ultimo, il mortale, quello al fianco sinistro. Così violento che la lama del coltello da cucina, lunga circa trenta centimetri, è rimasta conficcata nel corpo. Si sono affrontati faccia a faccia. E’ successo tutto in pochi istanti nella piccola cucina di via Tevere che affaccia proprio sulla strada.

Sono le 19.30 di sabato, tra padre e figlio scoppia l’ennesimo litigio. Questa volta, però, non volano solo insulti e parole grosse. Partono anche schiaffi e pugni. Gabriele colpisce Pasquale e il padre colpisce il figlio. Poi il più giovane impugna l’ascia e con il manico di legno colpisce l’anziano ad una spalla. Il padre, nonostante il colpo, riesce ad aprire un cassetto e a prendere un coltello. Lo impugna e colpisce il figlio: un colpo solo all’addome che provoca un lungo squarcio. L’ex operaio perde sangue, ma nonostante questo, riesce a disarmare il padre e ad impossessarsi del coltello con cui lo colpisce ben dieci volte.

I fendenti colpiscono l’anziano all’addome e alle braccia: lui cerca di difendersi con le mani su cui i tagli raccontano un disperato tentativo di ripararsi. L’ultimo colpo è il mortale: una coltellata al fianco sinistro. Pasquale Peracchia muore sul colpo. Il figlio si accascia a terra: morirà dissanguato qualche minuto dopo in una disperata corsa all’ospedale di Atri.

LA MADRE. Il massacro in via Tevere è compiuto. Pochi istanti di follia esplosi davanti agli occhi terrorizzati e impotenti di Bianchina Pelusi, 73 anni, moglie e madre delle vittime. E’ lei che urla tutta la sua disperazione quando chiama carabinieri e 118 per chiedere aiuto: «Correte, qui c’è tanto sangue. Mio marito e mio figlio si sono accoltellati». Quando i due hanno cominciato a litigare lei era in un’altra stanza. Ma quando li ha sentiti gridare è corsa subito. Probabilmente ha cercato di fermarli, ma è stato tutto inutile.

La donna, sotto shock e soccorsa in un’ambulanza, ha trascorso la notte in casa di alcuni parenti. Agli investigatori (i carabinieri della compagnia di Giulianova diretti dal capitano Luigi Dellegrazie e quelli del reparto operativo provinciale guidati dal capitano Nazario Giuliani) ha raccontato un clima familiare che negli ultimi tempi era dilaniato dalle continue liti tra padre e figlio. «Gabriele lo diceva», ha detto, «se continua così papà lo ammazzo».

Gabriele, dopo la separazione dalla moglie con cui aveva avuto tre figli, era rientrato dalla Svizzera e viveva con i genitori nella casa di proprietà, a Villa Ardente. Era disperato perchè non riusciva a trovare lavoro. Per questo qualche giorno fa era stato anche dal sindaco di Pineto. Pasquale, una vita trascorsa in Svizzera come muratore, per quel figlio sperava in qualcosa di più. Non accettava che avesse lasciato moglie e figli. La disperazione di Gabriele era anche la sua.

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