Portato in aula un telefono che non è dell’imputato
ALBA ADRIATICA. E’ finito a processo con l’accusa di tentato omicidio di un connazionale, ma davanti ai giudici ha detto di essersi difeso da un agguato ordito per motivi legati allo spaccio di droga....
ALBA ADRIATICA. E’ finito a processo con l’accusa di tentato omicidio di un connazionale, ma davanti ai giudici ha detto di essersi difeso da un agguato ordito per motivi legati allo spaccio di droga. In aula sono stati portati alcuni telefoni cellulari per ricostruire il contesto, ma a lui è stato mostrato un apparecchio che non gli appartiene. Continua il processo a Mohamed Benalin, 30 anni, marocchino, imputato davanti al tribunale in composizione collegiale (presidente Flavio Conciatori, a latere Franco Tetto ed Enrico Pompei) per il tentato omicidio avvenuto nel maggio dell’anno scorso a Martinsicuro. In quell’occasione, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe colpito alla spalla, alla testa e al collo un connazionale con un coltello poi rimasto conficcato nel tettuccio dell’automobile. Le coltellate sferrate non avevano messo in pericolo la vita dell’aggredito che subito dopo i fatti era andato dai carabinieri per denunciare. Benalin sostiene di essere stato vittima di un agguato, mentre il ferito sostiene di essere stato aggredito senza motivo dall’uomo che non conosceva. Nuova udienza ad aprile.

