Post-sisma, l’appello dei comitati: «Il ruolo di Legnini è strategico»

Rappresentanti di 34 comitati del cratere chiedono continuità a parlamentari e candidati alle politiche «Sarebbe irresponsabile sostituire il commissario o smantellare la sua struttura dopo tanto lavoro»
TERAMO . «Non vogliamo che un eventuale spoil system con un cambio di guardia blocchi l’enorme lavoro di semplificazione e sostegno svolto negli ultimi anni e vanifichi le speranze di chi attende da sei o tredici anni di rivedere la propria casa». È chiaro l’appello lanciato ai parlamentari e ai candidati alle politiche dal coordinamento dei comitati per la ricostruzione post-sisma del Centro Italia. Le imminenti elezioni e la scadenza a fine anno del suo mandato rimettono in discussione il ruolo del commissario Giovanni Legnini. I rappresentanti delle 34 associazioni dell’enorme cratere che abbraccia quattro regioni mettono un punto, dalla loro prospettiva, a «un animato confronto con dichiarazioni scomposte di alcuni politici di diverso colore» sul possibile riassetto o cambio alla guida della ricostruzione. Il coordinamento, nel ribadire la totale estraneità a «orientamenti e simpatie politiche», si dice «preoccupato per eventuali sostituzioni nell’incarico o addirittura per la soppressione della struttura commissariale». Le difficoltà lungo il percorso della rinascita dei territori feriti, a detta dei comitati, non sono affatto superate.
«Siamo arrivati al sesto anno dal terremoto del 2016 e al tredicesimo dal sisma del 2009», ricorda il coordinamento, «dopo quattro anni di paralisi normativa finalmente l’avvento dell’attuale commissario ha messo in moto la ricostruzione del Centro Italia con una serie di semplificazioni normative e attuative e una attenzione particolare ai problemi locali, risolti solo tramite il confronto diretto». Secondo le 34 sigle «l’attuale commissario, infatti, ha mostrato grande competenza, iniziativa e concertazione con la popolazione e i loro rappresentanti sindaci di ogni colore politico. Sarebbe irresponsabile smantellare proprio ora una struttura commissariale che anzi andrebbe consolidata per il grande lavoro svolto in essa da collaboratori che hanno piena conoscenza di problematiche e rapporti diretti con tutti i comuni del cratere. Sarebbe assurdo sostituire un commissario capace di interloquire con le istituzioni nazionali con la sua competenza normativa». Lo stesso Legnini ha prospettato la fine della gestione commissariale per dare più spazio e responsabilità alle regioni, ma secondo il comitato è altrettanto vero che questa nuova fase «è ancora lontana dall’essere operativa e passa attraverso l’approvazione del Testo unico, con oltre 200 ordinanze e leggi emanate, e del Codice della ricostruzione».
Per i comitati, insomma, «l’attuale struttura commissariale è l’unica cosa concreta e affidabile nel percorso della ricostruzione e dovrebbe mantenere una funzione centrale». Il coordinamento «è pronto nuovamente a scendere in campo come fatto in passato se si dovesse profilare un blocco della già tardiva e difficile ricostruzione».
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