«Quando l’attività motoria ha un valore rieducativo»

TERAMO. Se lo sport e l’attività motoria possono e devono avere un valore educativo, ancora di più all’interno di un carcere possono avere anche un valore rieducativo. La ricerca del traguardo...
TERAMO. Se lo sport e l’attività motoria possono e devono avere un valore educativo, ancora di più all’interno di un carcere possono avere anche un valore rieducativo. La ricerca del traguardo attraverso la fatica e l’impegno e la riscoperta della lealtà della sana competizione sono sfide che possono guidare il percorso dei detenuti verso i valori più sani della società. Una regolare attività motoria in carcere ha una duplice finalità: la prevenzione di patologie legate ad uno stile di vita forzatamente sedentario, nonchè l’azione diretta al recupero sociale del detenuto mediante la trasmissione educativa della lealtà e del sacrificio teso al conseguimento del risultato. Lo sport, inoltre, abbassa le tensioni, riduce le malattie, aiuta il detenuto a vivere meglio in un ambiente spesso angusto e opprimente. Le stesse disposizioni legislative promuovono l’attività fisica e sportiva negli istituti penitenziari, con la finalità di tutelare il benessere psico-fisico dei detenuti: lo sport da sempre racchiude in sè fortissimi valori quali l’amicizia, la solidarietà e, soprattutto, la disciplina: può rappresentare per il detenuto uno strumento di crescita culturale e soprattutto umana, un momento di confronto con persone diverse, di origini diverse, di culture diverse, di nazionalità diverse.
Pina Pimpini
(docente Castrogno)
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