Rischio idrogeologico, l’atto d’accusa di Ciciliano contro i politici “affaristi”

Sfogo del capo della Protezione civile in Commissione parlamentare d’inchiesta: «In Abruzzo i sindaci hanno fatto ricorso al Tar contro il Piano difesa alluvioni»
SILVI. «Lasciatemi fare una considerazione legata a una particolare vicenda che si è verificata in Abruzzo». Fabio Ciciliano è il capo dipartimento della Protezione civile nazionale e, ai deputati e ai senatori della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, racconta un paradosso tutto abruzzese. «Una vicenda che voglio condividere con voi», dice Ciciliano per sottolinearne la contraddittorietà.
È il 19 novembre scorso quando, nella sede di Palazzo San Macuto a Roma, Ciciliano parla del Piano stralcio difesa alluvioni, stilato dal segretario generale dell’Autorità di bacino dell’Appennino centrale, per le zone lungo i fiumi Pescara e Sangro «impedendo le attività produttive su quel territorio, che è particolarmente vulnerabile». Il Psda mette limiti nelle aree a maggior rischio alluvionale: niente palazzi, niente imprese e niente opere pubbliche.
Ciciliano rivela: «Ebbene, in questo caso, diversi sindaci di quell’area hanno impugnato innanzi al giudice amministrativo il decreto di questo segretario generale, dimenticando che il sindaco è, egli stesso, autorità locale di protezione civile». Per Ciciliano è come se i sindaci fossero passati dall’altra parte della barricata: «Da un lato», dice il capo della Protezione civile, «abbiamo i sindaci che impugnano un atto dell’Autorità di bacino per la tutela dei territori delle comunità; dall’altro abbiamo i sindaci che sono responsabili dell’azione che dovesse verificarsi sul proprio territorio per quanto attiene alle gestioni emergenziali, ma non solo anche alle gestioni di previsione e prevenzione».
Sono almeno 18 gli enti pubblici abruzzesi che hanno fatto ricorso al Tar contro i vincoli del Psda e l’elenco si apre con la Regione Abruzzo e il Comune di Pescara. Nella commissione parlamentare guidata dal presidente Pino Bicchielli di Forza Italia e dal vice presidente Luciano D’Alfonso del Pd, si registra uno sfogo contro quegli amministratori che sembrano tutelare più gli affari e meno l’ambiente: «I sindaci hanno agito in sede giurisdizionale», dice Ciciliano, «per tutelare le componenti economiche di quel territorio e garantire la continuità degli insediamenti produttivi, dimenticandosi, però, che loro stessi sono i responsabili della tutela di quel territorio, che ovviamente stiamo cercando di portare avanti con un importante sforzo».
Il ragionamento di Ciciliano con i politici è questo: se l’amministratore di un territorio considerato a rischio, impugna una norma che ha l’obiettivo di tutelare proprio quel territorio da possibili disastri ambientali cosa potrebbe accadere durante un’emergenza? «Capite perfettamente», dice, «che la strategia di prevenzione è una strategia complessiva, che non può soltanto attenere alle tematiche di protezione civile. Si parla di protezione civile sicuramente, ma bisogna coinvolgere ministeri, regioni, territori, enti locali, comuni e autorità di bacino, perché è necessario che tutti quanti insieme lavorino in questa direzione. Probabilmente, la frammentarietà delle azioni di ciascuna delle predette istituzioni non favorisce la tutela delle comunità, del territorio e delle imprese».
Per Ciciliano è come minare il sistema che garantisce la prevenzione delle tragedie, proprio quel sistema che a Silvi, in una concatenazione di eventi, ha fatto la differenza con l’abitazione sulla collina di Santa Lucia sgomberata appena poche ore prima del crollo: «Quando si parla di prevenzione non strutturale, che è una delle attività rientranti nel core business del dipartimento della Protezione civile per quanto riguarda le attività di prevenzione, si parla fondamentalmente», dice Ciciliano, «di tutto ciò che non è strutturale, quindi tutto ciò che non è la realizzazione di argini, scolmatori, dighe e quant'altro, che all’interno di un percorso di gestione dell’emergenza sono previste, ma a quel punto non è più un’attività di prevenzione, bensì un’attività di gestione e superamento dell'emergenza».
Il capo della Protezione civile continua: «L’attività di prevenzione non strutturale è fondamentalmente quella legata ai sistemi di allertamento e alle attività di pianificazione dei comuni, degli enti locali, degli enti territoriali, informazione alla popolazione, diffusione della conoscenza, facendo sì che la cultura di protezione civile possa pervadere ciascun cittadino consapevole, per il fine ultimo di voler bene al proprio territorio e, quindi, fondamentalmente ridurre le governance delle emergenze, in una funzione di maggiore tutela ordinaria del territorio».
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