Si ammala e perde l’azienda Costretto a vivere con 346 euro

Imprenditore scopre di avere un tumore al pancreas e poco dopo l’Inps gli fa una multa di 30mila euro «Sono inabile al lavoro e ho venduto la casa per pagare il Tfr ai dipendenti. Umiliato dalle istituzioni»
TERAMO. La vita gli è cambiata in un attimo. Ed è stato tutto un concatenarsi di eventi negativi che sembrava non aver fine. Ma Giordano Colletta sta lottando con tutte le sue forze contro il destino e contro la burocrazia.
Tutto inizia il 31 dicembre 2018 quando l’imprenditore proprietario del Gdo Studio, agenzia pubblicitaria e di marketing attiva ad Alba Adriatica da ormai vent’anni, viene ricoverato con un tumore al pancreas. Inizia il calvario per combattere la malattia, per cui viene curato nei reparti di chirurgia e oncologia del Mazzini.
Ma il fato si accanisce contro Colletta che subisce un accertamento dell’Inps. «L'Inps ha calcolato che dal 2009 al 2015 rientro nella gestione separata, cioè mi ha contestato che ricopro un ruolo da amministratore ma anche uno operativo nell’azienda, cosa non vera. E mi ha fatto una multa di 30mila euro», spiega l’imprenditore, «nel frattempo io non ho potuto più lavorare. Mi hanno dichiarato al 100% inabile al lavoro e l’Inps mi ha riconosciuto una pensione di invalidità di 346 euro. Tutto questo mentre ero in ospedale a curarmi. Non mi è stato dato tempo».
Colletta, dall’ospedale, ha visto anche la sua vita lavorativa andare in frantumi. «La ditta è in liquidazione, il 31 gennaio la chiudo. Ora sono oberato di debiti. Avrei potuto chiudere e basta, non onorando alcun impegno. Invece sto pagando ai miei sei dipendenti il Tfr. Ho venduto la sede dell’azienda e la mia casa, sono tornato a vivere dai miei genitori. Sto vendendo l’auto. E mi rimangono 100mila euro di debiti. Io sto pagando non solo i Tfr ma a rate anche la multa. Devo pagare gli alimenti per mio figlio. Tutto questo con 346 euro al mese. Per fortuna ho l'aiuto della famiglia e degli amici. L'Inps mi ha umiliato in un momento di grande difficoltà. Quando guarirò, mi riprenderò e ricomincerò con una nuova impresa».
Ma la burocrazia si è voluta accanire con l’imprenditore, questa volta per un esame. «Sono in cura al Mazzini, seguito anche dal San Raffaele e dal policlinico Gemelli. Quest'ultimo mi ha consigliato di fare un test genetico “Brca 1 e 2” per sottopormi a una cura mirata che viene dagli Usa, ritenuta efficace per il pancreas. Per il test mi sono rivolto all'ospedale di Pescara, dove per due volte non me l’hanno voluto fare, la prima perchè non ero residente a Pescara, la seconda perchè non avevo altri casi simili in famiglia. L’alternativa era pagare duemila euro, ma dove li trovavo? Alla fine sono riuscito a fare il test all'università di Chieti, con l'equipe professor Stuppia. Dal 2020 peraltro c'è la convenzione con la Asl di Teramo, ma io l’ho fatto nel 2019 e ho perso un mese e mezzo per rifiuti che influenzano la possibilità di sopravvivenza. E se da una parte non ho trovato un minimo di sensibilità, a Chieti ho trovato persone di cuore, a cui sarò sempre grato». Ora Colletta inizierà la cura col farmaco salvavita. «Mi dà una speranza di vita. Ho voluto raccontare la storia per chi viene dopo di me, magari qualcuno non sa come muoversi. Io intanto continuo a lottare per me e per mio figlio di sei anni, che vorrei veder crescere», conclude, e gli si rompe la voce. (a.f.)
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