Si dimette lo “sceriffo” Felicioni, ma continua la bufera sulle frasi choc

4 Febbraio 2026

Insorge il campo largo: «Invocare una giustizia sommaria significa scardinare i principi dello Stato». Il commissario cittadino si dimette dalla Lega: «Commento nato dall’emozione, ma confermo»

ROSETO DEGLI ABRUZZI. I fatti violenti di Torino non interrompono la coda di polemiche che, suo malgrado, travolge anche l’Abruzzo. Prima per il poliziotto brutalmente pestato durante gli scontri, Alessandro Calista, 28 anni, originario di Pescara, poi per le dichiarazioni esplosive dell’ex commissario cittadino della Lega a Roseto, Luigi Felicioni, che in un commento sui social ha scritto: «La soluzione giusta ed equilibrata è sparare. Una pallottola cadauno piantata nel cervello». Parole che hanno immediatamente acceso il dibattito politico e istituzionale, trascinando il caso ben oltre il perimetro della cronaca.

LE REAZIONI A SINISTRA

A intervenire è la maggioranza di Roseto degli Abruzzi. Il gruppo Roseto in Azione parla di dichiarazioni «gravissime e inaccettabili» e prende nettamente le distanze dall’ex commissario leghista. «Invocare pubblicamente omicidi sommari, arrivando a dire che la soluzione sia sparare», afferma il capogruppo Paolo De Nigris, «è una deriva barbara che non appartiene a uno Stato di diritto e che nulla ha a che fare con il dissenso democratico». Sul caso interviene anche il Partito democratico. «Le parole pronunciate dall’esponente della Lega di Roseto sono gravissime e inaccettabili», affermano il segretario regionale Daniele Marinelli insieme ai parlamentari Michele Fina e Luciano D’Alfonso, «non siamo di fronte a uno sfogo, ma a una barbarie verbale che legittima la violenza e avvelena il clima democratico». Per i Dem «invocare pallottole e giustizia sommaria significa scardinare i principi fondamentali dello Stato di diritto», ricordando che «chi ricopre o aspira a ricoprire ruoli pubblici ha il dovere di misurare le parole, perché le parole pesano». A distanza il centrodestra A distanziarsi dalle dichiarazioni di Felicioni è anche il centrodestra rosetano. In una nota congiunta, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Noi Moderati e Udc parlano di «strumentalizzazione e propaganda» da parte della maggioranza, respingendo però l’idea che le frasi dell’ex commissario possano essere ricondotte all’intero percorso politico della coalizione, anche alla luce delle dimissioni rassegnate da Felicioni nelle ultime ore. Il tavolo del centrodestra, spiegano, resta «un percorso politico chiaro e trasparente», fondato sul rispetto delle istituzioni e in attesa che la Lega indichi un nuovo referente cittadino.

LA DIFESA DI FELICIONI

Nel frattempo Felicioni, lasciato solo anche dai suoi alleati, sceglie di non arretrare. In un video di oltre sette minuti pubblicato su Facebook conferma la propria posizione, definendo il commento «nato dall’emozione» ma ribadendo di «rifarlo», sostenendo che «un pensiero del genere potrebbe uscire dalla bocca del 99,9 per cento degli italiani». Attacca il garantismo, definito «un’arma dei giudici per gettare ingiustizia», rivendica di essere «scomodo perché dice le cose in faccia» e respinge ogni lettura politica delle sue parole, accusando una parte della classe dirigente di ipocrisia e opportunismo. Il giorno successivo, ieri, arriva un secondo post, più formale, in cui Felicioni tenta di circoscrivere la vicenda: rivendica di aver parlato «da uomo libero e da privato cittadino», annuncia di aver rassegnato già il 31 gennaio le dimissioni dal ruolo di commissario cittadino della Lega per «motivi strettamente personali» e precisa di non ricoprire più alcun incarico nel partito. «Ho scritto ciò che penso senza rappresentare altri se non me stesso», afferma, prendendo le distanze dal coinvolgimento della Lega e annunciando possibili azioni nelle sedi opportune contro chi ha tirato in ballo la sua famiglia.