Soldi ai terroristi, tre indagati tra Martinsicuro e Alba

Sono tunisini e marocchini che lavorano in imprese edili, potrebbero avere un ruolo di primo piano La Direzione distrettuale ricostruisce i primi passaggi: banconote nei borsoni attraverso l’Europa
TERAMO. Investigatori e inquirenti ricostruiscono passaggi complessi. Quelli dei soldi che, dalla vendita dei tappeti o dal fatturato di società edilizie, sarebbero finiti a finanziare il movimento radicale islamico “Al-Nursa” attraverso una rete di fiancheggiatori tunisini e marocchini. Venti in tutta Italia di cui tre residenti tra Alba e Martinsicuro, operai edili, e ora indagati per associazione con finalità di terrorismo internazionale (l’articolo 270 bis del codice penale). I tre, che potrebbero avere un ruolo di primo piano, sono assistiti dall’avvocato aquilano Alessandro Piccinini dell’Aquila che, molto probabilmente, già nei prossimi giorni sarà nominato difensore anche di altri che hanno subito perquisizioni. Un decreto, appunto quello di perquisizione, in cui la Procura distrettuale è stata costretta a scoprire le prime carte in una fase molto delicata di un’inchiesta complessa e ancora nella fase iniziale. Come, appunto, un atto di perquisizione obbligatoriamente notificato agli indagati.
I primi passaggi ricostruiti dagli investigatori hanno accertato che alcune somme di denaro, lasciando da parte bonifici o altre operazioni destinate a lasciare segni, sono avvenute attraverso corrieri pronti a portare borsoni carichi di banconote passando per alcuni Paesi tra cui la Germania.
Secondo le indagini della Direzione distrettuale e antimafia dell’Aquila «tramite alcune società operanti nel settore della rifinitura edilizia e nel commercio di tappeti, formalmente intestate a persone di comodo ma di fatto gestite da un unico soggetto, capo indiscusso del gruppo, sono stati creati numerosi artifizi contabili per distrarre ingenti somme di denaro dalle società». Le illecite disponibilità finanziarie sarebbero state successivamente riciclate in vari modi: con l'acquisto di immobili, investendo in altre attività imprenditoriali ed anche, appunto, nel finanziamento di gruppi radicali di ispirazione islamica all'estero. Le indagini sono coordinate dal pm distrettuale David Mancini, lo stesso magistrato che ha firmato l’inchiesta che nel novembre scorso ha portato all’arresto del 22enne egiziano Issam Shalabi, bloccato a Milano dopo una lunga permanenza a Colonnella dove lavorava per una ditta di pulizie che aveva l’appalto per McDonald’s. Il suo nome era finito nei controlli della polizia nel dicembre del 2017 quando la sua presenza era stata segnalata tra i militanti islamici frequentatori di un ristretto gruppo Whatsapp.
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