Strage nel cantiere dell’Esselunga di Firenze, gli indagati sono otto

14 Febbraio 2026

Cinque le vittime. La vedova dell’operaio di Montorio: «La sicurezza ignorata per pensare solo a costi e tempi di consegna»

TERAMO. «Questa indagine durata due anni dice che mio marito e gli altri quattro lavoratori sono morti perché in quel cantiere la sicurezza è stata sacrificata nel nome dei costi e dei tempi di consegna»: le parole si muovono tra le ferite, ma in quest’Italia che non smette di contare i morti sul lavoro, nonostante norme e controlli sempre più stringenti, ci vuole sempre una faccia, una storia per capire cosa perdiamo, quale vuoto e quale scia di dolore si lascino dietro. Simona Mattolini, è la vedova di Luigi Coclite, il 59enne originario di Montorio e residente nel Livornese, una delle cinque vittime del crollo della maxi trave nel cantiere del supermercato Esselunga di Firenze avvenuto il 16 febbraio del 2024.

Alla vigilia del secondo anniversario, la Procura di Firenze ha messo la parola fine alla lunga e complessa inchiesta con un avviso di conclusione notificato agli indagati che diventano otto: cinque persone fisiche e tre società. I nuovi indagati sono Luca Dario Domingo Garini, di Pavia, rappresentante legale della società Aep (attività Edilizie pavesi), la ditta che all’epoca dei fatti aveva ricevuto l’appalto da la Villata, la società immobiliare di Esselunga, proprietaria dell’area; l’ingegnere fiorentino Riccardo Papi, all’epoca collaudatore dell’opera. A loro si aggiunge, in quest’ultima tranche, anche l’ingegnere fiorentino Marco Passaleva, direttore dei lavori, già iscritto in una prima fase.

Restano indagati Alfonso D’Eugenio, ex amministratore della Rdb di Atri nel cui stabilimento di Piacenza è stata prodotta la trave crollata, e l’ingegnere Carlo Melchiorre, all’epoca dei fatti responsabile dell’ufficio calcolo di Rdb Ita, responsabile tecnico di produzione Rdb e autore del progetto e delle schede di produzione dei prefabbricati destinati al cantiere di Firenze. La Procura è certa che a causare il crollo sia stato un errore di progettazione di quella maxi trave da quindici tonnellate installata poco tempo prima della tragedia nel cantiere di via Mariti.

«Si ritiene che il crollo dell’edificio dove era in corso di realizzazione un supermercato Esselunga», si legge negli atti della Procura, «sia ascrivibile a un errore di progettazione che ha interessato in modo particolare la trave TL309-2P relativa al secondo impalcato dell’edificio in costruzione presso il cantiere, poiché venivano calcolati in modo erroneo i carichi che la trave avrebbe dovuto sostenere e veniva inserito nel relativo progetto un quantitativo di ferro (armatura) non in grado di sostenere tali carichi». Occhi puntati anche sui tempi di riconsegna dei lavori . Le accuse contestate vanno dall’omicidio colposo al crollo colposo. A dicembre, intanto, il tribunale del Riesame di Firenze ha confermato il sequestro di stabilimenti e quote sociali scrivendo un ulteriore capitolo del caso Italprefabbricati e Rdb Ita. Il provvedimento dei giudici fiorentini è scaturito da un nuovo esame dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio i sequestri in accoglimento dei ricorsi presentati dalle difese, puntando in particolare sul criterio della proporzionalità. Così, nel provvedimento, ha precisato il tribunale del Riesame nel confermare i sequestri disposti all’epoca dal gip: «Deve concludersi che esistono i presupposti per confermare il sequestro preventivo dei complessi aziendali e delle quote sociale e che sono ancora attuali e concrete le esigenze cautelari che hanno inizialmente giustificato il provvedimento di sequestro». Va ricordato, inoltre, che nel mese di luglio la Suprema Corte aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare per D’Eugenio finito agli arresti domiciliari, motivando con il fatto che dopo le dimissioni da ogni carica del gruppo e un nuovo assetto societario «non esiste più il rischio di reiterazione del reato». L’attività negli stabilimenti di Atri, Piacenza e Caserta, per cui c’è stata la nomina dell’ amministratore giudiziario Gennaro Scalamandrè dopo le dimissioni dell’ex patron D’Eugenio e il cambiamento di tutti i vertici societari, è ripresa nell’aprile scorso dopo che la Procura fiorentina ha revocato la richiesta di interdizione.

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