“Teramo 3.0” innesca lo scontro Comune-acquedotto sui debiti

27 Febbraio 2019

Per il gruppo del vicesindaco i 3,5 milioni dovuti all’ente vanno recuperati con un’azione legale Il cda del Ruzzo replica: «Nessuna risposta sul piano di rientro proposto a D’Alberto quattro mesi fa»

TERAMO. Il debito del Ruzzo va recuperato dal Comune con un’azione legale. ‘Teramo 3.0” propone questa soluzione per saldare il conto arretrato tra l’azienda acquedottistica e l’ente. Lo fa in una mozione che il gruppo del vicesindaco Maria Cristina Marroni presenterà nella prossima seduta consiliare. Nel testo i consiglieri Giovanni Luzii e Osvaldo Di Teodoro motivano la proposta ripresentano le contestazioni già mosse in passato dalla lista civica ai vertici del Ruzzo. Questi ultimi vengono accusati, infatti, di «irregolarità gestionali» che avrebbero aggravato le condizioni finanziarie della società. ‘Teramo 3.0” fa riferimento ai 3,5 milioni dovuti al Ruzzo al Comune per debiti pregressi risalenti a diversi anni fa. Proprio per questo la lista civica ritiene che il recupero non possa essere procrastinato oltre.
«Tali crediti sono ampiamente riconosciuti dalla parte debitrice», affermano Luzii e Di Teodoro, «nonché ovviamente dotati dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità, cioè a dire i tre presupposti che la legge prescrive per poter azionare apposito ricorso per decreto ingiuntivo». Il rischio evidenziato dalla lista civica è che l’ulteriore inerzia da parte dell’ente comunale potrebbe sfociare in un danno erariale di cui sarebbero chiamati a rispondere gli amministratori. Per questo il sindaco Gianguido D’Alberto viene invitato a verificare i presupposti per attivare l’azione legale nei confronti del Ruzzo e a riferire in consiglio entro un mese dall’approvazione della mozione.
Il consiglio di amministrazione dell’azienda acquedottistica, però, in una nota inviata poche ore dopo quella di “Teramo 3.0” ribalta i termini della questione. «È appena il caso di ricordare che siamo in attesa da quattro mesi di una risposta circa il piano di rateizzazione che abbiamo proposto al sindaco», replica, «e che, se risposta ci fosse stata, il Comune sarebbe già in attesa di incassare la prima rata a marzo». Il cda guidato dalla presidente Alessia Cognitti, insomma, rilancia esponendo la propria versione dei fatti. «La nostra lettera, regolarmente inviata tramite Pec al primo cittadino lo scorso 18 ottobre, è stata totalmente ignorata», sottolinea, e di conseguenza l’amministrazione non ha ricevuto i pagamenti. «Di fronte a tale evidenza dispiace dover constatare che, se non ci fossero gli interessi di qualcuno a intralciare la strada, tale vicenda sarebbe già risolta», fa sapere il Ruzzo, «come peraltro dimostrano i piani di rateizzazione sottoscritti con altri Comuni soci e già avviati e il fatto che da due anni siamo tornati a rimborsare a tutti i soci (compreso il Comune di Teramo) le rate correnti di mutuo interrotte dal 2010».
La replica del consiglio d’amministrazione dell’acquedotto entra anche nel merito delle contestazioni mosse all’attuale gestione della società. «Dispiace anche dover constatare che si continuano a strumentalizzare fatti e persone per finalità che sembrano legate esclusivamente alla conquista di strumenti di gestione della cosa pubblica», afferma il cda, «chi annuncia azioni giudiziarie dimentica che Ruzzo Reti gestisce un servizio essenziale per la collettività e ha 280 dipendenti, alcuni dei quali rischierebbero il posto con un procedimento ingiuntivo da irresponsabili che condurrebbe l’azienda a una istanza di concordato in continuità».
La conclusione si richiama alla recente assemblea che ha approvato il riassetto dei vertici dell’azienda, sebbene il sindaco teramano D’Alberto fosse di parere diverso. «Ribadiamo che il nostro operato è legato alla fiducia che la maggioranza dei Comuni soci ha democraticamente e in maniera trasparente espresso», tiene a ribadire il cda del Ruzzo, «ed è pronto ad interrompersi solo se la fiducia concessa dai 26 sindaci presenti in assemblea dovesse venire meno».
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