Teramo, la camorra dietro le truffe agli anziani

La polizia di Padova arresta due persone a Napoli, il capo appartiene al clan Giuliano. Disposti nove obblighi di dimora
TERAMO. Chi sono i delinquenti privi di scrupoli che truffano e derubano anziani inventando inesistenti guai giudiziari di figli e nipoti e quindi facendo leva, per ottenere soldi e ori, sulla fragilità emotiva delle vittime? Il sospetto che non si tratti di “cani sciolti”, ovvero di delinquenti isolati che agiscono in proprio, c’era da tempo: troppo efficiente, calibrato e standardizzato il loro modo di procedere. Ora un’autorevole conferma arriva da un’operazione della polizia di Stato di Padova, condotta tra Veneto e Campania con lo smantellamento di un’associazione per delinquere finalizzata a estorsioni e truffe agli anziani, tutte compiute - anche in provincia di Teramo - con la tecnica del finto maresciallo e del finto avvocato. Ebbene, secondo magistratura e questura di Padova, dietro questi reati c’è la camorra.
Sono undici i provvedimenti cautelari eseguiti dalla squadra mobile della questura di Padova su richiesta della Procura della Repubblica di Padova, disposti dal gip del tribunale euganeo. Il blitz è scattato alle 4 di ieri con cento poliziotti che a Napoli e in tutta la regione Campania hanno eseguito le misure cautelari nei confronti dei componenti dell'associazione a delinquere. Questa, secondo gli inquirenti, aveva come "capo promotore" un 32enne pluripregiudicato, appartenente al noto clan camorristico Giuliano operante nel rione Forcella, con precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso, reati contro il patrimonio, stupefacenti, tentato omicidio; l’uomo è destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere. Arrestata anche una donna di 22 anni, che sarebbe il braccio destro del capo. Gli altri nove componenti della banda, tutti campani, saranno sottoposti a misure alternative come l'obbligo di dimora e di firma.
Il modus operandi era pressoché identico: la vittima veniva contattata telefonicamente da uno sconosciuto che, da Napoli, effettuava chiamate con schede telefoniche continuamente sostituite e intestate a nominativi fittizi, che si presentava come "appartenente alle forze dell'ordine" o come "avvocato", informando la vittima che un suo congiunto aveva appena causato un incidente stradale a seguito del quale delle persone erano rimaste gravemente ferite. Tutto ciò per estorcere denaro che l'anziano di turno pagava come poteva per "liberare" il figlio. La polizia di Padova aveva arrestato 21 persone in flagranza tra il 2024 e il 2025, che giungevano in treno da Napoli per andare a riscuotere denaro e ori dalle vittime. Dalla base partenopea i "centralinisti" davano disposizione ai complici e la ricompensa sul bottino per l'inviato era sul 15-20% del totale riconsegnato al capo a fine giornata, che poteva scendere fino al 10% se prima della partenza l'organizzazione si impegnava a fornire copertura legale in caso di arresto.
Era un affare ghiotto, specie se il bottino era di gioielli d'oro. «L'oro», ha detto il questore di Padova Marco Odorisio, «oscilla sul listino ufficiale intorno ai 115 euro al grammo mentre al mercato nero della ricettazione è sui 75 euro. L'organizzazione usava anche le nuove tecnologie, come l'intelligenza artificiale per riprodurre le voci dei familiari e spingere quindi la vittima a pagare». Nel corso dell'indagine sono state riscontrate 15 truffe commesse nel nord e centro Italia: due a Padova, Venezia, Como, Bolzano e Teramo e una a Verona, Trento, Cuneo, Modena e Ascoli Piceno. È stata recuperata e restituita alle vittime refurtiva per oltre 400.000 euro tra denaro contante, gioielli e preziosi.
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