colletti bianchi criminali

Teramo. Società fallita svuotata dei beni. Scatta il sequestro da 1,4 milioni

5 Maggio 2026

Tre indagati per bancarotta fraudolenta, ci sono un imprenditore edile e un commercialista. L’accusa della Procura: «Finte imprese create per acquistare gli immobili anche al prezzo di un euro»

TERAMO

Un sistema ideato per svuotare dei beni la ditta edile fallita svendendo a società create ad hoc immobili a costi irrisori, in un caso anche al prezzo di un euro: è con la pesante accusa di bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte che in tre sono finiti sotto accusa in una maxi inchiesta della Procura teramana. Gli indagati sono due imprenditori, tra cui il titolare della ditta fallita, e un commercialista marchigiano.

Per ora c’è un avviso di conclusione delle indagini e un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di sette immobili per un valore complessivo di un milione e 400mila euro a declinare l’inchiesta del pm Davide Rosati con indagini delegate ai finanzieri della compagnia di Giulianova guidata dal capitano Massimiliano Cerra.

Secondo l’accusa, che resta tutta da provare nei futuri passaggi giudiziari, dopo il fallimento di una ditta edile con sede legale ad Alba Adriatica il titolare e un altro imprenditore con la complicità di un commercialista marchigiano avrebbero sistematicamente svuotato di ogni bene la ditta per evitare che finissero nelle mani dei creditori una volta stabilita la massa fallimentare e la successiva ripartizione.

«Tutte le operazioni distrattive/dissimulatorie», scrive la guardia di finanza, «sono state effettuate nell’arco temporale successivo alla conclusione di una verifica fiscale eseguita dai finanzieri della compagnia di Giulianova nei confronti della società fallita. A seguito di tale attività ispettiva l’Agenzia delle Entrate-Riscossione di Teramo ha emesso e notificato una cartella di pagamento per complessivi 1.544.377 euro, costituente la maggior parte della creditoria della liquidazione giudiziale. Le attività, coordinate dalla Procura, hanno consentito di ricostruire le varie fasi delle attività finalizzate a trasferire le proprietà di diverse beni immobili delle società fallita e individuare condotte distrattive realizzate mediante la compravendita di fabbricati con neo-società e soggetti compiacenti con il versamento di corrispettivi irrisori».

Il patrimonio immobiliare posto sotto sequestro si trova nel territorio di San Benedetto del Tronto dove uno degli indagati in passato ha cogestito anche degli stabilimenti balneari. Il sequestro preventivo disposto dal gip Lorenzo Prudenzano, che ha accolto la richiesta della Procura, è stato confermato in sede di Riesame dopo che il tribunale ha respinto il ricorso presentato dalle difese degli indagati.

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