Teramo Stazione, la rimpatriata delle pioniere del calcio in città

13 Settembre 2021

Si sono riviste tra loro e con tecnico e dirigenti le protagoniste della scalata alla serie B nel 1996 «Ricordi indelebili. Ci consideravano delle aliene, oggi è diverso ma non ancora abbastanza»

TERAMO. La storia, quella con la s maiuscola, è fatta di tante piccole storie. Spesso di provincia, faticose, silenziose e straordinariamente autentiche. Come quella del Teramo Stazione calcio femminile. Ragazze tenaci che negli anni Ottanta hanno inseguito un sogno: giocare a pallone. Se oggi vedere una bambina praticare questo sport non desta molta sorpresa, trent'anni fa le cose erano un bel po' diverse. Ma l'amore per il calcio non ha sesso e qualcuno, da queste parti, lo sapeva bene. Al punto da lanciarsi in un'avventura inizialmente incredibile, quasi folle, ma diventata realtà e costellata di vittorie e talenti.
Nel 1988 è nata in città la società Teramo Stazione calcio femminile, che dai polverosi campetti di paese ha raggiunto la serie B, facendo nascere calciatrici che hanno raggiunto vette importanti. Quest'estate le vecchie glorie che furono titolari della squadra fra gli anni Ottanta e Novanta si sono ritrovate a Teramo. Una rimpatriata per ricordare i tempi andati, parlare di pallone, riabbracciarsi e riabbracciare due delle figure che hanno permesso a tante di loro di giocare: l’allenatore Dario Cardarelli e il presidente Vincenzo Frattaroli.
La squadra nacque grazie all'impegno di alcuni genitori che percepirono la passione delle figlie. A gettare le prime basi fu la nota dottoressa dell’ospedale Mazzini Narcisa De Vincentiis, che amava giocare al calcio e contagiò colleghe e infermiere. Attorno al nucleo originario presto si formò un gruppo dirigente solido. Fra i nomi rimasti nella memoria ci sono quelli di Franco Vittorino, Osvaldo Di Giuseppe, Orazio Di Giovannantonio, Antonio Zazzara e lo storico presidente Nicola Settepanella. Giannina Nori, montoriese, ex giocatrice del Teramo ed allenatrice, è stata fra le promotrici della rimpatriata. Oggi vive e lavora a Sulmona ma «nel cuore gli anni teramani sui campi di calcio restano straordinari», racconta l'ex centrocampista.
Che calcio femminile era quello di trent'anni fa?
«Pura passione. Le calciatrici venivano inizialmente reclutate andando in giro per i paesi durante i tornei di calcetto. Ci si allenava al campo dell'Acquaviva negli orari residuali dei maschi, molte ragazze abitavano lontano da Teramo e restavano in città dopo la scuola per gli allenamenti. Non avevamo spogliatoi riservati a noi, dovevamo attendere che i ragazzi andassero via. Abbiamo anche spalato la neve dal campo per allenarci. Quando siamo cresciute, abbiamo fatto allenamenti notturni dopo i turni di lavoro o gli impegni universitari».
Come vi vedevano la città e le vostre coetanee?
«Venivamo viste come aliene, ma non ci importava. Ci divertivamo, eravamo brave, volevamo migliorare e vincere. I dirigenti sono stati eccezionali. Un posto speciale nel nostro cuore è riservato a Orazio Di Giovannantonio, detto Pierino. Ha reso possibili trasferte a centinaia di chilometri con la sua Fiat 128; ci ha accompagnate per anni agli allenamenti prelevandoci da casa, alcune ragazze vivevano in paesi di montagna ma lui non si tirava indietro. Un padre per tutte noi».
Erano anni nei quali il pregiudizio era diffuso, la considerazione poca e i titoli dei giornali non di rado parlavano di “calcio in gonnella”. Molto è cambiato, ma quanto?
«Tanto, ma non abbastanza. Non siamo più aliene, i recenti successi a livello nazionale hanno dato un importante contributo, ma manca il salto nel professionismo. Non siamo ancora ai livelli degli uomini su molti fronti, compreso quello economico. C'è chi usa ancora espressioni discriminatorie. Tuttavia sono stati fatti molti passi in avanti sotto il profilo della preparazione tecnica e della meritocrazia».
Il Teramo femminile ha scritto un bel pezzo di storia del calcio, non solo locale. Alcune giocatrici hanno calcato campi importanti, altre sono affermate allenatrici. Carla Brunozzi, di Torricella, ha iniziato proprio nel Teramo Stazione arrivando in serie A e collezionando 55 presenze in Nazionale. Giannina Nori lo evidenzia con orgoglio e conclude così la sua chiacchierata con il Centro: «Siamo state delle pioniere. Tante di noi sono rimaste nel mondo del calcio: penso a Cristina Olivieri, a Donatella Rocci, a Michela Di Lodovico che sono ancora attive come giocatrici o allenatrici. Ma, individualità a parte, la storia che abbiamo scritto tutte insieme parla di tanti successi: dopo i primi anni di sconfitte cocenti, la squadra è cresciuta con tenacia militando in serie C e raggiungendo la B nel 1996. Un percorso che ha coinvolto sessanta ragazze e che ha lasciato un segno indelebile in ognuna di noi. Rivederci dopo tanti anni ha riacceso ricordi e affetti, emozioni che solo il calcio sa regalare».
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