Terremoto, la riapertura delle scuole slitta ancora a Teramo

7 Novembre 2016

Al via i lavori alla Molinari. Sopralluogo di sindaco e dirigente nell’edificio che dovrà ospitare gli 835 alunni di Savini e San Giuseppe. Il rientro previsto tra due settimane, per gli altri si ipotizza lunedì. Chiusa la chiesa di San Domenico

TERAMO. Nel rincorrersi frenetico dei giorni dell’emergenza terremoto, l’argomento scuole scandisce i tempi tra la paura che non dà tregua e i rientri destinati a slittare ancora. Perchè dice il sindaco Maurizio Brucchi: «Oggi riprendono le verifiche della Protezione civile nelle scuole e vedremo l’esito. Non è la fine del mondo se si dovrà aspettare qualche giorno in più per riaprire le aule ed essere certi della loro sicurezza». E’ probabile, dunque, che la riapertura prevista per giovedì possa slittare a lunedì 14.

Data che, naturalmente, non riguarderà i 921 alunni della scuola media Savini e della scuola elementare San Giuseppe che, dopo la chiusura degli storici edifici del centro dichiarati parzialmente inagibili dai tecnici della Protezione civile, saranno trasferiti nella scuola Molinari, in piazza Moro, ex sede della facoltà di veterinaria (per quelli della scuola dell’infanzia resta confermata la D’Alessandro).

Per loro, molto probabilmente, il rientro in aula è previsto tra due settimane. Ieri mattina il primo cittadino, l’assessore Franco Fracassa, i tecnici e il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Savini Adriana Sigismondi hanno fatto un sopralluogo alla Molinari e oggi inizieranno i primi lavori. «L’istituto», spiega Brucchi, «è in ottimo stato e ci sono 39 aule per gli 835 alunni di medie ed elementari della Savini. Servono interventi di adeguamento per abbattere dei tramezzi. I lavori sono già stati affidati e al massimo entro due settimane saranno ultimati». Nel frattempo sono iniziati anche i lavori in cinque scuole, tra cui la Noè Lucidi.

Il primo cittadino, che oggi (lunedì 7 novembre) sarà dal presidente della Camera Laura Blodrini con gli altri 600 sindaci dei centri terremotati, non esclude nemmeno l’ipotesi di riaprire le scuole a scaglioni, man mano che arriveranno i via libera dei tecnici della Dicomac, il servizio della Protezione civile. Ma precisa che «ogni decisione sarà presa insieme ai dirigenti scolastici». Che, intanto, cercano di stare vicino a genitori e alunni. Come ha fatto Sigismondi che sul sito della scuola ha scritto una lettera indirizzata a alunni, genitori e docenti annunciando l’utilizzo del registro elettronico per inviare le attività didattiche che i ragazzi potranno svolgere a casa. «Desidero incoraggiare ed esortare gli alunni dai più piccoli ai più grandi a gestire le loro emozioni, forti dell’aiuto dei loro genitori in primis e, poi, degli insegnanti, loro alleati nell’azione educativa». Dice il dirigente: «Restituire delle regole giornaliere genera tranquillità e la quotidianità delle cose può aiutare a riprendere la normalità». Sui tempi per il trasferimento alla Molinari dice: «Ho visto una grande determinazione a voler fare da parte degli amministratori e questo fa ben sperare».

Intanto alla difficile situazione post sisma si sono aggiunte le conseguenze delle forti raffiche di vento con oltre un centinaio di interventi dei vigili. A causa della caduta di tegole e di rami per alcune ore sono state chiuse via Dati, viale Cavour, via Rosati, l’ingresso da Villa Mosca dell’ospedale. Inagibile la chiesa di San Domenico. E si allunga anche l’elenco delle case inagibili e degli sfollati. Ieri, dopo il controllo dei vigili, è stata dichiarata inagibile una palazzina Ater di San Nicolò: cinque famiglie hanno dovuto lasciare le loro abitazioni. Il dolore di tutti nelle parole di Alessandra Verticelli, una delle residenti: «Quando ci hanno comunicato l'inagibilità avevo quasi le lacrime agli occhi, ci hanno confermato quello che temevano. Ora sappiamo che non è sicuro rimanere».

(ha collaborato Chiara Di Giovannantonio)

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