Terrorismo, gli arrestati chiedono la scarcerazione

19 Settembre 2019

Udienza al Riesame per l’imprenditore accusato di finanziare l’Islam radicale La sua difesa: «Contestati solo reati fiscali, tutto il resto è privo di ogni riscontro»

VAL VIBRATA. Il ricorso al Riesame delle difese è un primo punto fermo nella maxi inchiesta sul terrorismo islamico della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila che nei giorni scorsi ha portato a dieci arresti tra la Val Vibrata e Torino. Il 23 settembre la prima discussione già fissata per Jameleddine Brahim Kharroubi, il 57enne imprenditore tunisino residente nella città piemontese ma nei fatti domiciliato ad Alba Adriatica, assistito dall’avvocato Gabriele Rapali che per il suo assistito chiede la scarcerazione o comunque un’attenuazione della misura cautelare. «L’impianto accusatorio fin qui emerso riguarda reati di natura fiscale», dice Rapali, «quelli legati a presunte questioni di terrorismo al momento sono privi di ogni riscontro» .
Secondo l’accusa Kharroubi è una delle figure chiave dell’inchiesta. Per la Procura sostenenva economicamente imam di ispirazione radicale in Italia e in altri Paesi. Nell’arco degli anni avrebbe avuto contatti con diversi imam coinvolti in inchieste per terrorismo. Con quello di Aversa Yacine Gasri, condannato in via definitiva a 4 anni e 9 mesi per associazione con finalità di terrorismo(incontro avvenuto nella moschea di Martinsicuro). Con quello di Bari Said Ayub Salahdin, il cui nome è finito in un inchiesta di terrorismo internazionale e con quello che nell’ordinanza viene definito «l’influente» imam Omrane Adouni a cui, sostiene sempre l’accusa, Kharroubi versava costantemente somme di denaro e dal quale otteneva, così si legge nell’ordinanza, «informazioni di prima mano sulla situazione siriana e sulle operazioni di guerriglia» E con quest’ultimo, in una intercettazione del 2018, discuteva delle modalità e dei soldi necessari per far entrare combattenti in Siria. Secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti negli ultimi anni avrebbe fatto arrivare una somma complessiva di due milioni di euro. L’uomo, nell’interrogatorio di garanzia, ha respinto ogni accusa sostenendo di non aver mai avuto legami con ambienti terroristici.
Al tribunale Riesame, anche se in questo caso l’udienza non è stata ancorafissata, ha fatto ricorso anche l’avvocato Felice Franchi che assiste Atef Argoubi, tunisino residente a Castorano, ex imam di Martinsicuro, anch’egli arrestato. Anche quest’ultimo, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ha escluso ogni contatto con gli ambienti terroristici.(d.p.)
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