Trovato in ospedale a Sant’Omero un condannato per omicidio

SANT’OMERO. La libertà di Giuseppe Longo è finita a Sant’Omero nel letto del reparto di cardiologia dell’ospedale “Val Vibrata”. Il 63enne, salernitano, deve scontare oltre 21 anni di detenzione per...
SANT’OMERO. La libertà di Giuseppe Longo è finita a Sant’Omero nel letto del reparto di cardiologia dell’ospedale “Val Vibrata”. Il 63enne, salernitano, deve scontare oltre 21 anni di detenzione per associazione mafiosa, omicidio come mandante, alterazione di armi ed altro. Ad intercettarlo a Sant’Omero, dove viene piantonato dalla polizia penitenziaria di Teramo, sono stati i carabinieri della stazione di Nereto guidati dal luogotenente Amico Ventresca. I militari hanno rintracciato e arrestato Longo su ordine di esecuzione per espiazione di pena detentiva (ventuno anni, sei mesi e ventuno giorni) emessa dalla procura generale della Repubblica presso la corte d’appello di Salerno. Longo, coinvolto nell’omicidio di camorra di Lucio Grimaldi, avvenuto il 18 aprile 2002, si era trasferito a Teramo da un po’ di tempo. Ed è proprio al “Mazzini” che alcuni giorni fa aveva ricevuto le prime cure a causa di problemi coronarici, prima del trasferimento alla riabilitazione cardiologica di Sant’Omero, dove è stato raggiunto dai carabinieri neretesi. L’esecuzione, come spiegato dall’avvocato Massimo Torre, è stata sospesa perché pende dinanzi ai giudici del tribunale del Riesame di Pescara la richiesta di detenzione alternativa ai domiciliari, per incompatibilità con la detenzione carceraria, proprio a causa delle sue condizioni di salute. Quello di Longo è un nome spesso finito nelle cronache giudiziarie per i suoi collegamenti al clan D’Agostino-Panella. Dieci anni fa finì anche nel blitz della polizia salernitana – l’operazione fu ribattezzata in codice “City” – che colpì duramente l’anima del gruppo camorristico operante nel cuore della città. Quell’operazione svelò i retroscena della consorteria criminale, i mutamenti subiti a seguito dei duri colpi della magistratura con gli arresti dei capi che si sono succeduti. Nella guerra per il controllo delle attività illecite nella “city” si colloca l’agguato a Grimaldi, avvenuto il 18 aprile 2002. Era da poco trascorso mezzogiorno quando il vecchio boss si ferma al chioschetto del lungomare gestito dalla sua famiglia. E lì che venne raggiunto dai killer che gli spararono due colpi al petto, a bruciapelo. Grimaldi era uscito dal carcere tre anni prima, cioè nell’autunno del 1999. Di quell’agguato i giudici hanno sentenziato che Giuseppe Longo fu tra i mandanti e per questo motivo venne condannato a 12 anni di reclusione. (red.te.)
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