Una famiglia su quattro è alla fame

Il 29% dei nuclei familiari teramani vive con meno di mille euro al mese. La Cisl lancia una serie di proposte anti-crisi
TERAMO. «Lavoro, lavoro, lavoro» è lo slogan scelto dalla Cisl di Teramo per lanciare un’operazione in grado di aiutare la provincia di Teramo a uscire da una crisi senza precedenti, che non accenna ad attenuarsi. «La provincia di Teramo è in piena emergenza produttiva, economica, sociale ed occupazionale e se non si porrà immediato rimedio a questa situazione, con la partecipazione dei lavoratori teramani ed il riconoscimento di un loro imprescindibile ruolo, la strada imboccata ci porterà verso il baratro», esordisce senza mezzi termini il segretario provinciale del sindacato, Antonio Scuteri.
A supporto dell’affermazione Scuteri porta alcuni dati più che negativi. «Il 29% delle famiglie ha un reddito sotto la soglia di povertà (meno di euro 1.000 euro al mese). Le famiglie, ormai "alla fame", non riescono più a superare la metà del mese, ad avere una dignitosa vita sociale, a curare gli anziani, far studiare i propri figli all'università e a pagare affitti e utenze», annuncia. Senza contare che «il 75% degli anziani ha una pensione "da fame" che non supera i 750 euro mensili. I pensionati al minimo anche quest'anno hanno avuto un aumento vergognoso di 22 centesimi al giorno».
E poi c’èil tasso di disoccupazione giovanile (15-29 anni), pari al 27,9%. «I giovani sono alla disperata ricerca di una occupazione che, quando va bene, tre volte su 4, offre un lavoro flessibile e sottopagato. Tanti, una volta laureati, sono costretti, per trovare lavoro e costruirsi una famiglia, ad emigrare», aggiunge il sindacalista che fa notare anche come il numero delle persone in cerca di occupazione iscritti ai centri per l'impiego supera le 15.000 unità (in gran parte giovani, donne e ultracinquantenni); il tasso di disoccupazione è il 13%.
«Il sistema produttivo, d’altronde, è completamente destrutturato. Solo nel 1° trimestre 2016 212 imprese (di cui 107 artigiane) hanno chiuso e 11.573 lavoratori sono interessati dagli ammortizzatori sociali , quest'ultimi difficilmente rientreranno nel posto di lavoro». Non a caso negli ultimi 11 mesi del 2015 sono state autorizzate oltre 5,5 milioni di ore di ammortizzatori pari al 28% del totale della regione. Di queste ben 3,5 milioni (64%) ore sono di cassa integrazione straordinaria, l'anticamera della chiusura di aziende e licenziamento lavoratori.
Scuteri sottolinea i vantaggi offerti dal riconoscimento della Val Vibrata come area di crisi industriale complessa, dal masterplan e dalla programmazione comunitaria 2014-2020 per rilanciare l’economia del Teramano.
Ma questa mole di risorse va utilizzata al meglio.«Con velocità, poiché la crisi ogni giorno produce disuguaglianze sempre più odiose, gravi processi di emarginazione che acuiscono il divario tra ricchi e poveri e generano un malessere sociale serio e diffuso», precisa il sindacalista, ma anche «con trasparenza per evitare la gestione tra pochi intimi, vincoli clientelari e lo sperpero che spesso si annida dietro le progettazioni, le attività formative e gli studi di fattibilità». E anche «con la partecipazione dei lavoratori, al fine di rendere più efficace l'azione da porre in essere per il rilancio del sistema produttivo».
La Cisl ha chiesto, quindi, al presidente della Provincia di costituire una task-force, ovviamente anche con i sindacati, per sostenere il rilancio delle imprese sin dalla fase di progettazione attraverso un confronto aperto. Ritenuto, fra l’altro, basilare anche redigere, attraverso la partecipazione degli attori locali e dei cittadini, un operativo "piano" infrastrutturale, di completamento ed ammodernamento del sistema viario e di rilancio dell'edilizia privata; sottoscrivere un patto contro l'evasione e il lavoro nero «che solo a Teramo, nasconde e sottrae, al patrimonio della collettività, oltre 2,5 miliardi di euro, pari al 31% del Pil».
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