Usura e spaccio, i soldi lasciati sulla tomba della mamma

4 Luglio 2018

Nuovi particolari nel processo in corso sul vasto giro di denaro prestato ad alcuni imprenditori L’accusa: in un sms l’indicazione di depositare al cimitero le somme da restituire al rom di Mosciano

TERAMO. Ci sono particolari e scene che nelle aule di tribunale raccontano più di tanti verbali. Soprattutto in un processo per presunti casi d’usura con la vittima chiamata a lasciare i soldi sulla tomba della mamma dell’uomo a cui avrebbe dovuto restituire 60mila euro ad un tasso del 20%. Non solo con denaro, ma anche con mobili e cambiali (due delle quali ritrovate in casa di uno degli imputati).
Il processo, in corso ormai da un anno davanti al collegio presieduto da Alessandro Iacoboni, è quello a carico di Giuseppe Cacciapuoti, 49enne campano, e Piero Guarnieri, 39enne rom di Mosciano (il primo assistito dall’avvocato Guglielmo Marconi e il secondo da Nello Di Sabatino). Secondo l’accusa della Procura (pm Luca Sciarretta) sarebbe stato messo in piedi un giro di rapine e spaccio servite per procurarsi i soldi con cui fare prestiti usurari. Nell’indagine inizialmente erano coinvolte altre nove persone, accusate solo di spaccio, che hanno già definito la propria posizione con riti alternativi. Gli accertamenti investigativi, soprattutto le molteplici intercettazioni, hanno portato a stabilire come il rom in particolare fosse il referente del giro d’usura. Nell’udienza di ieri dalla lunga e certosina ricostruzione di uno dei carabinieri che ha seguito le indagini sono emersi ulteriori particolari a connotare una realtà già ampiamente tratteggiata in aula dai tanti imprenditori usurati che nei mesi scorsi hanno testimoniato. A cominciare da quello sfiancato dalla crisi che quando non è più riuscito a far fronte a tutti i pagamenti si è rivolto a Guarnieri per chiedere dei prestiti. Ed è a lui che Guarnieri con un sms, secondo la ricostruzione fatta in aula dal carabiniere, indicava di lasciare i soldi sulla tomba della mamma al cimitero di Mosciano.
Per quanto riguarda l’accusa di spaccio a Guarnieri ieri in aula un altro teste che, contrariamente a quanto sostenuto davanti ai carabinieri nel corso dell’indagine, ha detto di non aver mai conosciuto l’uomo e di essersi inventato tutte le accuse fatte all’epoca. Secondo quest’ultime negli anni avrebbe accumulato un debito di 16mila euro nei confronti dell’uomo per svariate cessioni. Sempre davanti ai carabinieri aveva sostenuto di essere stato minacciato qualora avesse parlato. Altra cosa smentita nell’udienza di ieri. Il tribunale ha acquisito il verbale delle dichiarazioni rese all’epoca ai militari e per il teste c’è il rischio di un procedimento per falsa testimonianza. Si torna in aula ad ottobre con gli ultimi testimoni della pubblica accusa.
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