Via dalla casa in affitto inagibile: scopre che era lesionata dal 2009

5 Giugno 2018

Odissea di una sfollata e della sua famiglia: non hanno neanche diritto all’autonoma sistemazione Robin Hood: «Lo ignorava anche il proprietario, il tribunale gliel’ha venduta all’asta come integra»

TERAMO. Una incredibile concatenazione di eventi negativi, quella con cui si è trovata ad aver a che fare S.F., che in teoria dovrebbe essere, con la sua famiglia, una dei tantissimi sfollati teramani. Probabilmente anche la signora pensava di essere stata colpita da sfortuna, quando la protezione civile – qualche tempo dopo la scossa del 18 gennaio 2017 – le disse che la casa che aveva preso in affitto due anni prima in centro a Teramo era inagibile. Ma il peggio doveva venire.
La donna, con il marito, la figlia e l’anziano padre, si sono trovati un’altra casa in affitto e hanno fatto domanda per il contributo di autonoma sistemazione. Ma a un certo punto è arrivata la comunicazione ufficiale: loro non avevano diritto al Cas in quanto dalla scheda Aedes emerge chiaramente che l’immobile era già inagibile per il terremoto del 2009. La famiglia è caduta dalle nuvole. Aveva abitato per due anni in un appartamento inagibile e – a questo punto per fortuna – dalle scosse del 2016 e del 2017 erano usciti illesi.
Ma il destino ha deciso di farsi beffa della famiglia e il proprietario ha anche chiesto il pagamento di sei mesi di penale perchè S.F. e la sua famiglia hanno lasciato la casa prima della scadenza del contratto. A questo punto la donna ha deciso di chiedere aiuto all’associazione consumatori “Robin Hood”. «Abbiamo scoperto che l’immobile nel 2011 era stato acquistato a un’asta fallimentare», spiega il presidente dell’associazione Pasquale Di Ferdinando, «in una prima fase abbiamo rilevato che l'agenzia tramite cui ha preso in affitto l'immobile, che aveva l'obbligo di accertare che l'immobile fosse conforme, non si era informata. Poi abbiamo scoperto che nemmeno il proprietario che aveva acquistato la casa all’asta sapeva nulla. Il perito del tribunale che ha fatto la perizia su cui è stato valutato l'immobile non avrebbe valutato l'inagibilità».
La famiglia a questo punto ha messo in mano tutta la pratica a un legale, che lavorerà insieme all’associazione Robin Hood per chiarire bene come sia andata la faccenda.
«Il proprietario insiste per il pagamento della penale per la risoluzione anticipata del contratto, ma è evidente che nulla è dovuto trattandosi di un’inagibilità», precisa Di Ferdinando, «anzi, la casa proprio non doveva essere affittata, c’erano gravi rischi per l’incolumità delle quattro persone. E’ paradossale, peraltro, come la signora per un problema non causato da lei abbiamo dovuto sobbarcarsi il costo di un’altra abitazione, il costo di un trasloco e dello spostamento delle utenze. Noi vogliamo andare fino in fondo nella vicenda. Riteniamo che sia importante che sia reso obbligatorio un “libretto dell'immobile”, dove viene riportata tutta la sua storia».
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