Abruzzo, impennata di incidenti sul lavoro: 211 in più in dodici mesi, 19 morti

Oltre 12mila infortuni denunciati. La logistica paga il prezzo maggiore, seguono edilizia e agricoltura. Il Chietino rimane maglia nera, numeri in aumento nelle province di L’Aquila, Teramo e Pescara
L’AQUILA. Più infortuni sul lavoro in Abruzzo, ma meno incidenti mortali. Il 2025 si è chiuso con un bilancio negativo, nonostante le campagne su sicurezza e prevenzione: 12.033 infortuni totali, 211 in più rispetto all’anno precedente, secondo i dati dell’Inail. Scende il numero degli incidenti mortali: 19 nel 2025 a fronte dei 23 del 2024. «Numeri che confermano il permanere di un problema strutturale», dice la Cgil, «sono ancora troppi lavoratori che, dopo un turno in azienda, non sono tornati a casa dalle loro famiglie». Sette le vittime in provincia di Chieti, quattro a Teramo, L’Aquila e Pescara. In tutti i casi si è trattato di maschi con un’età compresa tra i 21 e gli 83 anni. «Nonostante le tante azioni sindacali volte a garantire maggiore sicurezza, non si inverte un trend che da troppi anni caratterizza in negativo il mondo del lavoro», avverte la Cgil, «in tal senso, non rassicura di certo l’assenza in legge di bilancio di risorse in materia. Niente è stato previsto per aumentare e migliorare controlli ed ispezioni, così come non si prevedono investimenti pubblici di alcun tipo».
APPELLO ALLA POLITICA
«Un tema, quello della sicurezza sul lavoro, che dovrebbe essere messo al primo posto dell’agenda politica», dichiarano il segretario Cgil Abruzzo- Molise, Francesco Spina, e il coordinatore regionale Inca- Cgil Abruzzo Molise, Mirco D’Ignazio, «continua, invece, ad essere relegato ad eventuali interventi di singole realtà di buona volontà, senza una strategia comune e precisa che risolva definitivamente il problema. Mancano le risorse pubbliche, ma si è molto indietro anche rispetto agli investimenti privati. Troppe aziende, nonostante la tecnologia permei sempre di più il mondo del lavoro con l’intelligenza artificiale ormai presente in tutti i settori, continuano a considerare la sicurezza solo come un costo da tagliare e non un’opportunità per migliorare le condizioni di chi lavora con l’adozione di sistemi che possano prevenire ed evitare incidenti. I dati ci dimostrano, infatti, che sui luoghi di lavoro ci si continua a far male ed a morire esattamente come 50 anni fa».
LA MAPPA DEGLI INFORTUNI
È la provincia di Chieti a portare la maglia nera con 3.578 denunce di infortuni all’Inail nel 2025 (48 in meno rispetto all’anno precedente), seguita da Teramo con 3.242 denunce (58 in più del 2024), L’Aquila con 2.864 infortuni (142 in più) e Pescara 2.349 (con una crescita di 59 incidenti). Nel 64% dei casi i lavoratori coinvolti sono stati uomini e nel 36% donne, mentre analizzando la nazionalità emerge che si è trattato di italiani nell’84% dei casi a fronte del 16% di stranieri. Il settore più colpito è quello dell’industria manifatturiera, in particolare quella alimentare e della lavorazione di prodotti in metallo, con il 16% del totale, seguito dall’edilizia con il 12%, sanità ed assistenza sociale con il 10% degli infortuni sul lavoro e agricoltura con l’8%. Per quanto riguarda gli incidenti mortali – 19 nel 2025 – a pagare il prezzo maggiore è stato il comparto della logistica e del magazzinaggio, con quattro lavoratori deceduti. Tre le vittime registrate rispettivamente in edilizia, agricoltura e fabbricazione e riparazione autoveicoli, 2 nella lavorazione industriale di minerali mentre 1 nell’assistenza sanitaria, nell’energia e nell’industria manifatturiera. «A fronte di questi numeri, è necessario che politici locali e imprenditori si facciano carico dei propri compiti e delle proprie responsabilità», rimarcano Spina e D’Ignazio, «ponendo attenzione e impegno per interrompere quella che è una tragedia che tocca, ogni giorno, il mondo del lavoro. Perché lavoratrici e lavoratori non sono numeri ed il profitto non può essere considerato più importante della salute e della loro vita».
CAUSE PRINCIPALI
Quanto alla tipologia di infortunio, nel 53,3% si tratta di fratture, nel 15,8% di lussazioni e distorsioni e nel 13% di contusioni. Secondo le associazioni di categoria, gli scivolamenti, gli inciampi e le cadute rappresentano, con il 34,7%, la prima causa di infortunio occupazionale. Altre cause di infortuni sul lavoro includono: malfunzionamento di strumenti, macchinari, oggetti e procedure; non corrette operazioni di sollevamento, trasporto e immagazzinaggio; mancato rispetto delle norme di sicurezza; scarsa esperienza e assenza di consapevolezza della sicurezza e dei rischi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

