La rivolta degli edicolanti: «Tasse alle stelle, basta»

Le bollette del suolo pubblico sono in aumento, nessuno sconto per chi resiste. I sindacati sul piede di guerra: «Agevolazioni pari a zero, neppure durante il Covid»
PESCARA. Se gli edicolanti bussano, Il Centro apre la porta e ascolta. A dover fare lo stesso ora è la politica, quella che – denunciano – ha imposto «tasse alle stelle» a una categoria che da tempo cammina sul filo del rasoio. Imu e Tari. E ora anche l’attesa tassa sul suolo pubblico, la più temuta. È per questo che gli edicolanti, agguerriti e stanchi, si sono presentati davanti alla redazione con le bollette in mano, sventolandole come in una protesta. Dietro quelle carte ci sono i volti di chi ogni giorno si sveglia alle cinque del mattino, sia con il caldo arido che con il freddo gelido, raccoglie il pacco di giornali lasciato a terra e li sistema con cura in vetrina. L’ultimo anello della filiera dell’informazione, ma il primo contatto con i lettori. Un lavoro che oggi, con la crisi profonda dell’editoria, non può più reggersi solo sulla vendita dei quotidiani. Così gli edicolanti si reinventano: biglietti dell’autobus, giocattoli, figurine, persino i sacchetti dell’immondizia. «Quelli però li diamo gratis», dicono con un sorriso amaro. «Ma non possiamo fare tutto gratis, soprattutto quando dall’altra parte non arriva nessuna agevolazione».
La voce di Geanina Atamasiu, raccolta ieri su Il Centro, non è isolata. Nella sua edicola su corso Umberto, a Montesilvano, ha già aperto la bolletta per il suolo pubblico: quest’anno l’importo arriva a 1.243 euro. «Un aumento di duecento euro. Oltre il 20%», racconta. A Pescara, invece, «cresce l’ansia». Gli edicolanti, da dicembre iscritti allo Snag (Sindacato nazionale autonomo giornalai) di Confcommercio, aspettano ancora la bolletta. «Non è ancora arrivata. Prima era divisa in quattro rate, ora in tre». A farsi portavoce del malcontento sono Gianluca Pepe, con il chioscone all’università; Massimo Luciani in corso Vittorio Emanuele; Lorenzo Zarabla in viale Bovio; Gianni Rosa in via Gabriele d’Annunzio; Fabrizia Felizzi in corso Umberto; Pierluigi Ruzzi in via Leopoldo Muzii; Samanta Pavone, con il chiosco alla fine di corso Umberto; Danila Manzo davanti alla vecchia stazione e Deborah Trignani, ai Colli.
Da Montesilvano sono arrivati anche Annantonietta Fabbiani, in via Aldo Moro, che guarda al futuro insieme al figlio Matteo, 34 anni. «L’unica agevolazione concessa, e solo perché estesa anche ai bar, è stata l’esclusione della tenda dal calcolo», spiegano. Ma intanto hanno aumentato il costo al metro quadro del manufatto, che è la voce più pesante». Il risultato è matematico: «Ci hanno tolto 5 euro al metro quadro per le tende, ma il costo del manufatto, che era di circa 40 euro, è salito a 42». Il conto finale non perdona. «Io prima pagavo 1.580 euro, ora sono arrivato a 1.606», racconta un edicolante. E mentre Pescara guarda alla fusione con Spoltore e Montesilvano e sogna una grande area metropolitana, resta divisa in zone di pregio. Chi ha l’edicola nel “salotto buono” della città paga di più; chi è davanti all’università o all’ospedale paga meno.
«All’ospedale il costo è inferiore», spiegano. «Sul corso si arriva a 75 euro al metro quadrato», precisa un’altra edicolante. La pandemia ha messo in ginocchio le attività commerciali e lo Stato ha risposto sospendendo la tassa sul suolo pubblico. «Ma non per noi», denunciano. «Per gli edicolanti è rimasta invariata. Abbiamo chiesto una riduzione, come per i bar con i dehors, o addirittura l’azzeramento nel periodo più duro. La risposta è stata no». E c’è di peggio. «Chi ha pagato con qualche giorno di ritardo si è visto recapitare una mora: 15 euro, 7 euro, 8 euro. Anche per uno o due giorni di ritardo».
Eppure le edicole rappresentano un’entrata fresca per il Comune. «Parliamo di circa 30, 40mila euro l’anno», spiegano gli edicolanti pescaresi. Sul fronte politico, però, con la caccia ai voti entrata nel vivo, mancano ancora le promesse elettorali. «Non si è ancora visto nessuno preoccuparsi davvero di noi, nemmeno in campagna elettorale». Nel frattempo, da diversi mesi il Comune di Pescara ha avviato le procedure per la rimozione delle edicole non più operative su suolo pubblico, con il fine nobile di garantire «una visione più ampia, ordinata e decorosa dei luoghi pubblici».
«Ma le edicole hanno un futuro e possono essere rilanciate», ribattono. Il riferimento è al piano salva-edicole già approdato in Regione. Arriverà «a stretto giro» in Commissione, assicura il centrodestra, il progetto di legge di “valorizzazione e modernizzazione delle edicole” (a firma di Carla Mannetti, Marianna Scoccia e Vincenzo D’Incecco ); è passata (con i soli voti della minoranza) anche la proposta del Pd di Antonio Blasioli per la risoluzione per l’intero comparto delle edicole abruzzesi.
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