L’intelligenza artificiale e il mondo delle professioni: i settori a rischio di reati

L’Ia è sempre più diffusa nel lavoro, anche tra gli avvocati e i commercialisti. Cosa dice la legge scritta anche da un esperto pescarese, Andrea Monti
PESCARA. Qual è il confine tra intelligenza artificiale e stupidità umana? È la domanda di un’altra puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30 (la regia è di Danilo Cinquino e Antonio D’Ottavio, riprese di Giuliano Vernaschi). In puntata anche l’avvocato penalista Luca Pellegrini.
Ormai l’intelligenza artificiale è sempre più diffusa: la usano i ragazzini per fare i compiti a casa senza studiare troppo; la usano i politici e i loro staff per modificare le foto e per provare a orientare l’opinione pubblica, per scrivere i discorsi, per aiutarsi nella giungla delle norme; la usano anche i professionisti per motivi di lavoro e questo potrebbe innescare anche dei reati. L’ultimo caso di uso distorto dell’intelligenza artificiale, sotto gli occhi di tutti, è quello dei due poliziotti feriti nella guerriglia di Torino, uno di questi è l’abruzzese Alessandro Calista: le loro foto ritoccate proprio con l’intelligenza artificiale hanno fatto il giro dei social alimentando una ridda di polemiche, dal coro di solidarietà iniziale fino ai veleni. E allora l’intelligenza artificiale è un’opportunità oppure è un rischio?
Sfuggire all’intelligenza artificiale è impossibile: è talmente di uso quotidiano che il Parlamento è stato costretto a legiferare per evitare abusi. A scrivere la legge 132 del 2025 che detta i confini dell’uso dell’intelligenza artificiale è stato anche un avvocato di Pescara, Andrea Monti, scrittore e docente all’università La Sapienza di Roma. Monti è un esperto di legge applicata all’high tech. «La legge fa quello che ha sempre fatto», spiega Monti, «cioè regola dei fenomeni una volta che si sono manifestati: le norme ci sono, alcune specialistiche sono già state approvate lo scorso settembre dal Parlamento, ma rispetto agli impatti di queste tecnologie il tema è più sociologico che legale».
La legge 132 introduce una serie di paletti all’utilizzo dell’intelligenza artificiale: la legge traccia il perimetro in cui è possibile utilizzare l’Ia. E tutto ruota intorno a un principio chiave cioè che è sempre l’uomo a dettare le regole del gioco: l’Ia deve essere antropocentrica, trasparente e sicura, così dice la legge che si pone l’obiettivo di integrare l’etica con l’innovazione. La legge si applica alla sanità con la centralità del medico e i dati per ricerca; alla pubblica amministrazione e alla giustizia con il supporto decisionale tracciabile; alla scuola e allo sport per formazione e inclusione.
La legge introduce un obbligo di trasparenza tra professionisti e clienti: dal 10 ottobre dell’anno scorso, i professionisti devono informare i clienti sull’uso dei sistemi di intelligenza artificiale nelle proprie attività. «Una norma che è stata molto criticata», continua Monti, «però in realtà, secondo me ha un senso, perché evita appunto il rischio di millantare competenze che non si hanno. Il punto è che io devo sapere se, quando mi rivolgo a un professionista per un determinato caso, questo professionista è un esperto di quel settore oppure no». Perché l’intelligenza artificiale può portare anche alla nascita di tanti ciarlatani. «La trasparenza nei confronti dei clienti», dice Monti, «è il primo punto per poi poter utilizzare concretamente queste tecnologie».
E l’intelligenza artificiale applicata al mondo delle professioni a cosa può portare? In tanti la usano e non sempre in un modo corretto. Per esempio, su scala nazionale, l’Ordine degli avvocati ha segnalato i legali che stilavano atti forensi senza studiare ma limitandosi a copiare e incollare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale con il rischio di lasciare i loro clienti in tribunale senza una difesa adeguata.
Questo è l’universo dei professionisti in Abruzzo: un rapporto della Confprofessioni dice che sono 31mila, pari al 5,5% della forza lavoro complessiva. In Abruzzo il 52% dei professionisti è impiegato nelle attività scientifiche e tecniche; il settore economico che racchiude più professionisti è quello sanitario e di assistenza sociale (19%) mentre i servizi alle imprese e tempo libero rappresentano un ulteriore 16%. I liberi professionisti in Abruzzo sono prevalentemente uomini (63,1%), ma la quota di donne è in aumento ed è più rappresentata nei settori dei servizi alle imprese, tempo libero, sanità e assistenza sociale. I liberi professionisti abruzzesi sono relativamente giovani: il 15,6% ha tra 24 e 34 anni, mentre il 57,6% tra 35 e 54 anni.
Tra il 2019 e il 2023, i redditi dei liberi professionisti in Abruzzo sono aumentati del 31,6%, ma l'inflazione ha ridotto questa crescita al 12,4% in termini reali. I redditi più elevati si registrano nelle province di Teramo e L'Aquila, mentre i più bassi a Chieti e Pescara. Facciamo qualche esempio: in Abruzzo, i commercialisti hanno un reddito medio di 56.532 euro; gli avvocati 32.6111 euro; i ragionieri e i periti commerciali 48.183 euro; i consulenti del lavoro 45.109 euro; i veterinari 18.957 euro. Quasi sempre i redditi dei professionisti abruzzesi sono sotto la media nazionale.
@RIPRODUZIONE RISERVATA

