Abruzzo. La giunta prepara il rimpasto: a rischio le spese per il personale

I 3 nuovi assessori costano 440mila euro, ma il bilancio non si tocca: la politica deve tagliare
L’AQUILA
L’allargamento della giunta Marsilio è un gioco a somma zero. Aumentare il numero di assessori dagli attuali sei a nove si può fare, ma a parità di spesa. Significa una cosa sola: si aggiunge da una parte e si taglia dall’altra. A decidere dove e come tagliare è quella stessa politica che tiene la forbice dalla parte del manico. E che potrebbe decidere di coprire i 440mila euro che servono non tanto con i propri stipendi, ma dando una sforbiciata al personale.
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Andiamo con ordine. Da mesi a Palazzo Silone è in ballo il progetto del maxirimpasto. Il presidente di Regione lo ha sempre vincolato alla nuova legge elettorale, il vero punto fermo del suo secondo mandato. Solo ora che la riforma comincia a prendere forma, l’allargamento segue di pari passo. Il do ut des deve rispettare una regola inaggirabile: l’invarianza di bilancio. Obiettivo non facile da raggiungere, perché i tre nuovi assessori, tra indennità e rimborsi, costano oltre 36mila euro al mese, per una spesa complessiva vicino al mezzo milione l’anno. La coperta, d’altra parte, non è particolarmente lunga. Il funzionamento della politica abruzzese costa 8,5 milioni di euro l’anno. È questa la cifra limite, il budget che non può essere in nessun modo superato. Dunque serve un’operazione chirurgica, perché i 440mila euro necessari all’allargamento della giunta rappresentano circa il 7% dei fondi totali a disposizione per il governo della Regione. Su dove passerà il bisturi manca ancora l’accordo nel centrodestra. Una proposta però c’è già. Fonti interne a Palazzo Silone assicurano l’esistenza di una bozza di progetto che non risparmia nessuna voce di spesa. A consiglieri e assessori si chiederà di accettare qualche piccolo sacrificio su uno stipendio base che attualmente ammonta a 5.400 euro. Probabile anche una riduzione delle indennità di funzione – che variano dagli 800 euro dei segretari di Commissione ai 2.700 per i presidenti di giunta e consiglio – mentre il rimborso spese per l’esercizio di mandato (tra i 4mila e i 4.500 euro) potrebbe restare invariato. Più facile usare la mano pesante sui costi di funzionamento dei gruppi consiliari. Si tratta di 6.400 euro per ogni consigliere a cui vanno aggiunti i quasi 60mila euro, cadauno, per le spese del personale. L’idea è quella di tagliare qualche migliaio di euro dai due capitoli di spesa, con la conseguenza che a pagare l’allargamento della giunta potrebbe essere non tanto la politica, quanto chi lavora dietro le quinte. Dipendenti che vedrebbero ridotto il loro stipendio o, nei casi peggiori, il licenziamento. Per ora questa è l’ipotesi sul tavolo. Resta da capire se il centrodestra si allineerà all’attuale proposta o rilancerà un’alternativa, che magari chieda qualche sacrificio in più ai politici e meno a chi lavora per loro.
Una volta chiusa questa partita, se ne aprirà un’altra, altrettanto importante: quella delle poltrone. I nuovi posti in giunta fanno gola a tanti, ma per ora resta una partita a carte coperte. L’unica fuga in avanti è stata quella del presidente del consiglio regionale, l’azzurro Lorenzo Sospiri, che a fine marzo aveva annunciato le sue dimissioni entro il mese successivo per passare nella squadra di governo. Un progetto al momento congelato, in attesa che la situazione si sblocchi. Se tutto andasse secondo i piani, a fare il percorso opposto dovrebbe essere un altro uomo forte di Forza Italia, l’assessore alla Cultura Roberto Santangelo, che sul punto, però, non si è ancora mai espresso pubblicamente. Da quanto filtra, non sarebbe entusiasta dell’idea. Anche perché tra un anno ci sono le politiche. Santangelo è molto forte nell’Aquilano, Sospiri a Pescara: tutti e due coltivano legittime aspirazioni a entrare in Parlamento, ma non è detto che ci sia spazio per entrambi. Nel 2022, l’unico forzista ad arrivare a Roma fu Nazario Pagano, con Sospiri rimasto alla porta di Palazzo Madama per un pugno di voti. Per lui, la poltrona da assessore potrebbe essere un buon paracadute. Prendendo per buono l’interscambio interno a FI, rimarrebbero libere tutte e tre i posti in giunta. Chi si siederà? Dipende dagli equilibri nel centrodestra. Il nome più papabile di FdI è quello di Nicola Campitelli. Da consigliere ha già la delega all’Urbanistica e ai Rifiuti e il suo ingresso in giunta è il più logico. A meno che non si voglia dare a Pescara un assessore, e a quel punto i meloniani favoriti sarebbero Luca De Renzis e Leonardo D’Addazio. Quasi sicuro di diventare assessore, poi, è l’attuale sottosegretario al Turismo di FI, Daniele D’Amario.
Rimane l’ultima casella libera. A occuparla potrebbe essere Marianna Scoccia, vicepresidente del consiglio regionale in quota Noi Moderati. Anche qui la partita è interna alle dinamiche di partito. Da mesi si parla di un suo passaggio in FI, ad oggi mai concretizzato. Ora però la situazione si complica: se arrivasse al governo da forzista, Noi Moderati reclamerebbe la sua parte, anche perché Scoccia libererebbe il proprio posto in consiglio regionale. Cosa che invece non accadrebbe se fosse nominata a sottosegretario, carica che non prevede la decadenza dal ruolo di consigliere. A quel punto, il posto da assessore rimarrebbe libero e pronto per essere occupato da FI, con la Lega che, a malincuore, potrebbe essere costretta ad accontentarsi della vicepresidenza del consiglio. Più che un rimpasto, è una partita di risiko.

