Diesel, l’aumento è servito: ora è il più caro d’Europa

Il governo spreme 600 milioni dalle tasche degli italiani. Proteste in Abruzzo
PESCARA. L’accisa sul gasolio più alta d’Europa. È questo il poco invidiabile primato che l’Italia ha raggiunto dal primo gennaio 2026, dopo la scelta del governo di accelerare il riallineamento delle accise tra benzina e diesel, portandole entrambe allo stesso livello. Una decisione che incide direttamente sui prezzi alla pompa, porta il diesel sopra il prezzo della benzina e che, a cascata, rischia di pesare su trasporti, consumi e famiglie, con effetti particolarmente sensibili in una regione come l’Abruzzo, dove l’uso dell’auto e del gasolio resta centrale per lavoro e vita quotidiana. Ma andiamo con ordine.
L’ALLINEAMENTO ACCELLERATO DEGLI IMPORTI
Con la manovra di bilancio, l’esecutivo ha deciso di annullare il percorso di allineamento graduale tra i carburanti, della durata di cinque anni, previsto dal precedente decreto legislativo di riforma fiscale, anticipando tutto in un solo passaggio. Dal primo gennaio l’accisa sulla benzina è stata ridotta di 4,05 centesimi di euro al litro, mentre quella sul gasolio è aumentata della stessa misura. Il risultato è un’aliquota identica per entrambi i carburanti, pari a 672,90 euro per mille litri, tradotto: poco più di 67 centesimi al litro. Prima dell’intervento, le accise erano pari a circa 713 euro per mille litri sulla benzina e 632 euro sul gasolio. La scelta viene motivata dal governo con la necessità di recepire le direttive dell’Unione europea sull’eliminazione dei cosiddetti Sad, i sussidi ambientalmente dannosi: Bruxelles, nell’ambito delle politiche verdi, chiede da tempo di superare il vantaggio fiscale riconosciuto al diesel, considerato più inquinante. Tuttavia, l’Unione Europea indica solo una soglia minima di tassazione e non impone un livello preciso di prelievo, lasciando agli Stati membri ampi margini di discrezionalità. Ed è proprio su questo punto che si concentra il dibattito.
UNA MOSSA A MAXI PROFITTO: IL DIESEL SI CONSUMA DI PIU’
In Italia, infatti, il consumo di gasolio è circa tre volte superiore a quello della benzina: ogni anno si bruciano circa 28 miliardi di litri di diesel contro 11 miliardi di litri di verde. Una mossa non casuale: l’aumento sull’accisa del gasolio produce un extragettito stimato intorno ai 600 milioni di euro già nel 2026, nonostante il taglio applicato alla benzina. Sul borsino dei prezzi l’effetto è stato immediato. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gasolio è tornato a essere più caro della benzina, con un prezzo medio nazionale di 1,666 euro al litro contro 1,650 euro. Un sorpasso che non si verificava dal febbraio 2023, all’uscita dalla fase più acuta della crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. A livello territoriale le differenze restano marcate: Bolzano guida la classifica con i prezzi più elevati, seguita da Trento e Valle d’Aosta, mentre tra le regioni più “economiche” figurano Campania, Marche e Lombardia. L’Abruzzo si colloca in una fascia intermedia, ma risente in modo particolare della struttura allungata del territorio, dell’elevato pendolarismo interprovinciale e del peso della logistica su gomma.
IN CAMPO LE ASSOCIAZIONI DI SETTORE
Le reazioni non si sono fatte attendere. In un comunicato congiunto interviene Cna Abruzzo, che rappresenta il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese, comprese numerose realtà dell’autotrasporto e dei servizi collegati alla filiera della mobilità. A parlare sono il presidente regionale Bernardo Sofia e il direttore Silvio Calice. Sofia, oltre a guidare la Cna Abruzzo, è stato recentemente eletto nella presidenza nazionale della confederazione artigiana ed è una delle figure di riferimento sui temi del trasporto merci e della logistica. «Il punto non è l’allineamento delle accise in sé, chiesto dall’Unione Europea, ma il livello scelto: si è puntato su una media che assicura un forte extragettito, sapendo che i consumi di gasolio sono circa tre volte quelli della benzina e che a pagare saranno soprattutto gli autotrasportatori», si legge nella nota, che sottolinea «il paradossale sorpasso del prezzo del gasolio alla pompa rispetto a quello della benzina». «L’Europa ha indicato un livello minimo, non una soglia obbligata», prosegue la Cna, «il governo avrebbe potuto abbassare maggiormente la benzina o individuare un valore intermedio tra le due aliquote, ma ha scelto una strada che massimizza il gettito penalizzando chi il gasolio lo utilizza per lavoro». Una decisione che «colpisce il carburante che alimenta la logistica, il trasporto merci e molte filiere produttive, scaricando a cascata i costi su imprese e famiglie». Secondo la confederazione artigiana, il quadro è aggravato da altri rincari già scattati a inizio anno, come l’aumento dei pedaggi autostradali dell’1,5%, e in Abruzzo pesa in modo particolare la situazione della A14 Adriatica, tra cantieri permanenti, rallentamenti e tempi di percorrenza incerti che incidono sulla programmazione dei viaggi e sulla puntualità delle consegne, mentre i meccanismi di ristoro «restano modesti e complessi». A mettere l’accento sull’impatto sociale è anche Confcommercio Abruzzo. Il presidente Giammarco Giovannelli parla di «una scelta sbagliata che non valuta la difficoltà crescente delle famiglie abruzzesi», ricordando come il costo del carburante e del trasporto delle materie prime «vada a incidere direttamente sul prezzo finale dei beni e dei servizi». «È un elemento che appesantisce il carrello della spesa e le spese quotidiane», osserva, «in una regione dove molte famiglie sono già sulla soglia dell’indigenza», e avverte che l’aumento dei costi energetici e dei carburanti «non fa ben sperare per il futuro» e rischia di mettere ulteriormente in difficoltà comunità già fragili.
A PROTESTARE ANCHE I CARABINIERI E MILITARI
In campo scendono anche i carabinieri. In un comunicato, la segreteria regionale Abruzzo e Molise di Unarma esprime «forte disappunto» per l’effetto combinato degli aumenti delle accise sul gasolio e dei pedaggi autostradali. «I rincari su gasolio e autostrade colpiscono direttamente i militari, aggravando una condizione economica già critica», sottolinea il segretario regionale Alessandro Marconi. Stipendi «strutturalmente insufficienti» e perdita di potere d’acquisto rendono sempre più difficile sostenere le spese quotidiane, soprattutto per chi è costretto a continui spostamenti per servizio. Un quadro che, tra imprese sotto pressione, famiglie in difficoltà e redditi fissi erosi dall’inflazione, restituisce la fotografia di una scelta fiscale che va ben oltre il semplice riallineamento delle accise e che in Abruzzo rischia di farsi sentire più che altrove, già nei primi mesi dell’anno.

