«Dovevano spaccarti la testa» Lettera choc al poliziotto abruzzese ferito durante gli scontri

3 Novembre 2026

Minacce e insulti al dirigente abruzzese De Simone e alla polizia. Aperta un’inchiesta-bis, caccia all’autore.

La sua foto col volto insanguinato durante la guerriglia era stata postata sui social dalla premier Meloni

PESCARA

«Un vero peccato che non le abbiano spaccato la testa a metà, che non l’abbiano ridotta in stato comatoso, possibilmente profondo, con lesioni permanenti».

È una delle frasi choc contenuta nella lettera recapitata al dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia di Milano, l’abruzzese Angelo De Simone, originario di Corcumello, una frazione di Capistrello.

La sua foto con il volto insanguinato, durante la guerriglia del 17 e 18 ottobre in piazza Duomo, è diventata un simbolo delle proteste e delle tensioni di piazza.

Tensioni fortemente rialimentate dalla lettera che il dirigente di polizia ha ricevuto nel suo ufficio di via Schiapparelli, resa pubblica dal Corriere della Sera.

Nell’inchiesta per tentato omicidio, già aperta dalla procura del capoluogo lombardo, si aggiunge l’ipotesi di reato di minacce. L’obiettivo è arrivare all’identificazione sia della persona che materialmente ha scagliato il sampietrino che dell’autore della missiva dalle parole feroci.

La lettera, con tanto di busta scritta a mano e regolarmente affrancata, è stata indirizzata proprio al dirigente De Simone, con tanto di firma, benché poco leggibile (ma potrebbe trattarsi di un falso).

Chi scrive si rammarica che il poliziotto non abbia riportato conseguenze ben maggiori: «Un vero peccato che non le abbiano spaccato la testa a metà, che non l’abbiano ridotta in stato comatoso, possibilmente profondo, con lesioni permanenti».

E quindi tutta una serie di insulti nei confronti della polizia: «Qualcuno ha scritto che il lavoro del poliziotto è un lavoro da figlio di put…, è troppo poco, è un lavoro da persona mentalmente bacata, che ha venduto l’anima alla più bieca forma di repressione del potere di turno. Siete delle mer… Lei è una mer…».

Il documento choc, datato 20 ottobre, risulta essere scritto al computer e si conclude dopo una sequela di offese e insulti scritti in corretto italiano: «Con tutto il risentimento, il rancore e l’odio possibile auguro a Lei ed ai suoi uomini di mer… di crepare tra i peggiori tormenti». Segue la firma scritta a penna.

Il documento è stato acquisito dalla procura.

A raccontare il ferimento era stato lo stesso dirigente di polizia abruzzese, 55 anni, i cui genitori erano originari del paese marsicano. «Durante la sassaiola di piazza Duomo sono stato colpito da un sampietrino alla fronte», aveva evidenziato De Simone a Giuseppe La Venia del Tg1, «per fortuna sono riuscito a schivare in parte il colpo e ho rimediato una ferita con quattro punti di sutura».

De Simone aveva riferito che a scendere in piazza a Milano «sono gruppi organizzati, anche minorenni, e sono numerosi e piuttosto animati, diciamo da una foga distruttiva. Loro trovano il coinvolgimento nel gruppo e quindi ovviamente diventano maggiormente performanti in modo negativo a seconda del gruppo e del numero di persone che riescono a raccogliere».

La foto del poliziotto con il volto insanguinato era stata ricondivisa anche in un post social dalla premier Giorgia Meloni.

Il dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia quel giorno era impegnato nel servizio di ordine pubblico e seppur ferito alla testa dal sampietrino non ha lasciato la piazza ed è andato avanti a lavorare fino a notte. E anche il giorno dopo. Una vicenda che ha visto decine di attestati di stima e solidarietà arrivati via mail e di persona al commissariato e alla polizia tutta.

De Simone aveva ricevuto anche un riconoscimento dal presidente del consiglio regionale Federico Romani (Fratelli d’Italia), che gli ha consegnato la medaglia istituzionale d’argento di Sant'Ambrogio.

Ma insieme ai ringraziamenti per il lavoro svolto, al commissariato di via Schiapparelli è arrivato anche altro. Tra cui questa lettera piena di insulti.

L’episodio è stato duramente condannato dalle istituzioni e dai rappresentanti sindacali della polizia.