Legge di bilancio 27: «Prof e collaboratori, il governo taglia la scuola. Ora faremo sciopero»

3 Novembre 2026

La Cgil denuncia: «Personale ridotto ancora anche in Abruzzo».

Il 20 novembre la mobilitazione nelle piazze: «A rischio 60 posti»

L’AQUILA

«La legge di Bilancio 2027 conferma la scelta di colpire la scuola statale. In Abruzzo sono a rischio una sessantina di posti del personale Ata, che si sommano ai 59 già tagliati lo scorso anno». La Flc Cgil Abruzzo scende in campo contro la manovra annunciata dal governo. E annuncia, per il 20 novembre, una mobilitazione di piazza con sciopero generale e manifestazioni nelle quattro province abruzzesi.

«L’articolo 66 della legga di Bilancio aggiunge un nuovo taglio a quello dello scorso anno», dichiara Pino La Fratta, segretario generale Cgil Scuola Abruzzo e Molise, «ai 5.660 docenti e 2.174 Ata già tagliati nel 2025-’26 si sommano ora altri 4.925 posti docenti e 2.049 Ata che verranno cancellati nell’anno scolastico 2027/28. Oltre 14 mila posti in meno in tre anni».

I tagli riguarderanno da vicino anche l’Abruzzo dove, spiega La Fratta, «dovremo assistere all’ennesimo taglio, che colpirà sia i docenti che il personale Ata. Nell’ultimo anno sono stati 59 i posti in meno nell’organico di diritto del personale ausiliario. Una mannaia che ha colpito, soprattutto, i collaboratori scolastici, che garantiscono apertura, vigilanza, assistenza e pulizia. Senza di loro le scuole rischiano di non poter più assicurati nemmeno i servizi essenziali, mettendo a rischio la stessa sicurezza e la sorveglianza ai minori».

Attualmente sono circa 8mila i lavoratori precari nelle scuole statali abruzzesi, di cui 4.600 impegnati sul sostegno. L’organico di diritto si attesta su 3.294 posti; oltre 5mila cattedre sono assegnate a tempo determinato. Nell’anno scolastico 2026/’27 sono stati autorizzati dal ministero dell’Istruzione 548 nuovi docenti di ruolo: 181 all’Aquila 181, 144 a Chieti 128 a Pescara 128 e 95 a Teramo.

Il documento che quantifica i posti in meno inseriti all’articolo 66 del Ddl Bilancio calcola risparmi di 83,9 milioni di euro per il prossimo anno e di 251,7 milioni annui a partire dal 2028. Da settembre 2027 sono previsti 4.925 posti in meno per i docenti e altri 2.049 per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. In tutto 6.974 unità, che si aggiungono ai 5.660 posti in meno per gli insegnanti nell’anno scolastico 2025/2026 e di 2.174 posti per il personale Ata dal 2026/2027. I tagli, motivati anche con il calo del numero degli studenti dovuto alla denatalità.

«Il calo demografico non può essere un alibi per tagliare, dovrebbe essere l’occasione per migliorare la qualità della scuola, aumentare il tempo scuola, ridurre gli alunni per classe e garantire una rete scolastica degna di un Paese europeo», sottolinea La Fratta, «nello stesso provvedimento varato dal governo, l’articolo 104 proroga per il 2027 il buono da 1.500 euro per le paritarie per 20 milioni. Mentre quella statale viene messa in ginocchio, la scuola privata continua a godere di provvidenze pubbliche. Gravissimo, inoltre, che non ci sia nulla per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale Istruzione e Ricerca 2025- 2027. Mentre l’inflazione erode salari già tra i più bassi d’Europa, non c’è un euro per il recupero del potere d’acquisto. La detassazione dell’accessorio fino a 800 euro non è confrontabile con un vero rinnovo, anche perché molti docenti e Ata quel salario accessorio non lo percepiscono nemmeno».

Rivendicazioni alla base dello sciopero nazionale del 20 novembre, che vedrà in Abruzzo presidi e cortei nelle città capoluogo di provincia. «Resta irrisolto il grande tema del precariato: in quest’anno scolastico sono circa 8.000 i lavoratori precari nelle scuole abruzzesi», ricorda La Fratta, «rispetto ai docenti, spicca il numero enorme di precari soprattutto nel sostegno: circa 4.600, oltre il 60% dell’organico complessivo. L’Abruzzo è tra le regioni con il più alto numero di precario. La legga di bilancio, che prevede tagli proporzionati alla diminuzione della popolazione scolastica, non farà che peggiorare un quadro già precario».

La Cgil Scuola parla di «scelte politiche segnate dal disinvestimento, dalla precarietà, da interventi puramente ideologici» e annuncia la mobilitazione: «Chiamiamo da subito il personale della scuola a partecipare alla discussione e al confronto con il nostro sindacato, partecipando alle assemblee indette in tutte le scuole della regione», conclude La Fratta, «rilanciamo la mobilitazione, insieme agli studenti che con tenacia stanno pacificamente lottando per un futuro e una scuola migliore, confermando l’adesione della Flc allo sciopero generale del 20 novembre proclamato dalla Cgil per l’intero comparto istruzione e ricerca. Scenderemo in piazza perché non è più sostenibile lavorare senza contratto, senza organici e senza il rispetto che merita l’istruzione del nostro Paese».

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