E l’interrogazione di Fina è ancora senza risposta

Il senatore dem a luglio presentò un’interpellanza in Senato per i ministri.
che avevano rilevato i profili di illegittimità costituzionale della norma
PESCARA
L’annuncio, Michele Fina, lo aveva dato in una solenne conferenza stampa lo scorso luglio. Con un obiettivo preciso: chiedere al governo Meloni «un’operazione trasparenza che ponga rimedio alle reticenze del Presidente Marsilio». A questo fine il senatore del Pd, insieme al collega Marco Franceschelli aveva spiegato le ragioni dell’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Ambiente, Agricoltura e Cultura sulla legge regionale per le aree idonee all’installazione di rinnovabili. Un’interrogazione che, pare, non ha avuto risposta.
Di fronte alla minaccia di impugnazione davanti alla Consulta per illegittimità costituzionale presentata dal governo, la giunta Marsilio aveva preso l’impegno di modificare la norma. L’occasione politica, per il Pd, per affondare il colpo contro l’amministrazione di centrodestra. «Noi siamo il partito dello sviluppo delle rinnovabili ma crediamo che debba essere fatto con criterio e senza speculazioni»,aveva ricordato Fina, «siamo di fronte ad un testo che si sarebbe dovuto limitare ad individuare ulteriori aree idonee sul territorio regionale e che invece, aveva aggiunto, «ha travalicato quanto previsto dall’art. 117 della Costituzione».
Poco dopo la conferenza stampa, ci aveva parlato l’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri (FdI) a rispondere al senatore dem. «Senza alcun dubbio il confronto col ministero è stato intenso e schietto ma alla fine abbiamo trovato una soluzione che pone un giusto equilibrio tra i vari interessi pubblici, senza scoraggiare gli operatori del settore», aveva detto Quaglieri, «Basti pensare che il Governo ha deciso di non impugnare la legge. Permettetemi di rassicurare gli odierni Robin Hood, teoricamente difensori della nostra Sherwood, dicendo loro che è stata sempre nostra intenzione collaborare istituzionalmente nell'interesse dell'Abruzzo, della propria economia, sviluppando investimenti e creando posti di lavoro, evitando polemiche ma soprattutto garantendo agli operatori coinvolti un quadro normativo stabile e affidabile, senza danneggiare, ovviamente, l'ambiente», aveva concluso Quaglieri.
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