In pensione 237 dottori: «Ma gli studi restano vuoti»

L’Abruzzo è al terzo posto in Italia per la riduzione dei camici bianchi. L’allarme della Fondazione Gimbe: tra il 2019 e il 2024 sono scesi del 20%
L’AQUILA. Entro il 2028, in Abruzzo andranno in pensione 237 medici di medicina generale, che raggiungeranno l’età di 70 anni. Il dato colloca la regione all’11° posto nella classifica italiana. Ma c’è altro: secondo la Fondazione Gimbe, in Abruzzo mancano 12 medici di base. Al 1° gennaio 2025, il numero medio di assistiti per medico di famiglia è pari a 1.216, contro una media nazionale di 1.383. Ma si continuano a perdere medici. La regione, infatti, è al terzo posto per la riduzione dei medici: tra il 2019 e il 2024 sono scesi del 20%, una percentuale superiore alla media italiana, pari al 14,1%.
«Il dato sulla carenza di personale medico, che pone la regione in penultima posizione, tra quelle con il numero più basso, è una stima elaborata tenendo conto del rapporto ottimale pari a un medico ogni 1.200 assistiti», rileva la Fondazione Gimbe. Il report evidenzia, inoltre, come nel 2025 i partecipanti al concorso nazionale per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale, in Abruzzo, sono stati superiori ai posti disponibili: 44 candidati (+142%) rispetto alle borse finanziate, contro una media italiana del 26%. A livello nazionale, la carenza di medici di base riguarda soprattutto le regioni più grandi: in testa la Lombardia (-1.540), seguita da Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). Non si rilevano, invece, carenze in Basilicata, Molise e Sicilia.
Per quanto riguarda la riduzione tra il 2019 e il 2024, prima dell’Abruzzo ci sono Sardegna (-40,3%), Puglia (-26,3%) e Calabria (-20,2%). L’Abruzzo segue, immediatamente dopo, con una riduzione generale del 20% dei medici negli ultimi cinque anni. Va detto, tuttavia, che è l’unica regione, insieme all’Umbria, dove sono scoperti soltanto 12 posti da medico. In Italia i medici che entro il 2028 raggiungeranno il limite di età per la pensione sono 8.180.
«La carenza dei medici di medicina generale», afferma Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, «è un problema ormai diffuso in tutte le regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili».
I dati Sisac documentano una progressiva riduzione dei medici di medicina generale dal 2019 al 2024 in tutte le Regioni, con differenze molto nette: il calo più marcato si registra in Sardegna (-40,3%), il più contenuto nella Provincia autonoma di Trento (-1,5%). L’analisi fa riferimento anche al numero di assistiti. Al 1° gennaio 2025, i 36.812 medici di medicina generale avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 assistiti per medico e marcate differenze regionali.
«Il quadro reale», precisa Cartabellotta, «è verosimilmente ancora più critico di quanto suggeriscano questi numeri. Infatti, con livelli di saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta e diventa sempre più difficile trovare un medico di medicina generale disponibile vicino casa. Una difficoltà che non riguarda solo le aree a bassa densità abitativa, come zone le montane dove i bandi vanno spesso deserti, ma anche molte grandi città».
Negli ultimi anni per rispondere alla carenza di medici di famiglia, governo e Regioni hanno adottato varie soluzioni: innalzamento dell’età pensionabile fino a 72 anni, deroghe all’aumento del massimale, possibilità, per gli iscritti al Corso di formazione in Medicina Generale, di acquisire fino a 1.000 assistiti. «A questa crisi della medicina generale», conclude Cartabellotta, «bisognerebbe invece rispondere con una riforma organica, capace di rendere la professione più attrattiva. Senza una visione d’insieme governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate per tamponare una grave crisi che richiede invece una riforma organica e coraggiosa della medicina generale. La vera priorità è ripensare il ruolo del medico di famiglia: dalla formazione all’organizzazione del lavoro, fino all’integrazione con l’intera rete dei servizi ospedalieri».
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