La nuova stagione del Teatro Stabile d’Abruzzo nel “vecchio” comunale

L’annuncio di Bizzarri nel panel culturale: «Lavoriamo per il grande ritorno». Tordera: «Gli effetti di questo 2026 si fanno sentire». I progetti sociali dell’Isa
L’AQUILA
La cultura come rete, cura e motore di una città che vuole trasformare il titolo di Capitale italiana della Cultura in un’eredità stabile. È stato questo il filo conduttore del panel dedicato alle istituzioni culturali aquilane, ospitato all’auditorium del Parco durante la festa per i 40 anni del Centro. Sul palco Cesare Di Martino per l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, Leonardo Bizzarri per il Teatro Stabile d’Abruzzo e Rinaldo Tordera per l’Accademia di Belle Arti e come numero due del comitato dei garanti di Capitale della Cultura.
Di Martino ha illustrato “Recovery Sound Art”, il progetto con cui l’Isa, insieme al Conservatorio “Alfredo Casella”, porta la musica nelle residenze sanitarie assistenziali, nei centri diurni dell’Aquila e del cratere e nell’ospedale San Salvatore. Diciotto appuntamenti inseriti nel programma ufficiale della Capitale, nati dall’idea della musica come strumento di cura e rigenerazione. Un’iniziativa che avvicina le istituzioni culturali ai luoghi della fragilità, trasformando il concerto in un’esperienza di relazione. Guardando al futuro, Di Martino ha indicato nella collaborazione tra gli enti il risultato più concreto dell’anno. La sinergia attivata tra istituzioni, associazioni e realtà formative rappresenta un patrimonio destinato a restare anche dopo la conclusione del programma ufficiale. Bizzarri ha richiamato il ruolo del Teatro Stabile d’Abruzzo nel percorso della Capitale e il lavoro per costruire la prossima stagione teatrale. Una stagione che dovrebbe segnare il ritorno nel Teatro comunale, prossimo alla riapertura dopo il lungo intervento di recupero. Il rientro nello storico spazio cittadino avrà un valore non soltanto artistico, ma anche simbolico: restituirà alla comunità uno dei suoi luoghi identitari e offrirà al Tsa nuove possibilità di programmazione. Tordera ha posto l’accento sulla vitalità che si avverte in città. L’Aquila sta vivendo un fermento diffuso, capace di coinvolgere istituzioni, artisti, studenti e pubblico. Per il rappresentante dell’Accademia di Belle Arti, il 2026 è destinato a lasciare il segno se sarà interpretato come un grande laboratorio culturale, nel quale sperimentare linguaggi, collaborazioni e nuovi modi di abitare gli spazi urbani. Dal confronto è emersa una visione comune: la Capitale della Cultura non come semplice calendario di eventi, ma come occasione per consolidare relazioni, riaprire luoghi e rendere la cultura parte stabile della crescita.
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