salute

La regione dei sedentari, l’auto si utilizza troppo

9 Maggio 2026

Il 99,1% degli adulti tra 18 e 69 anni presenta almeno un fattore di rischio cardiaco. Uno dei dati peggiori d’Italia insieme a Calabria e Puglia. Prevenzione debole

L’AQUILA

Quasi un abruzzese su due non pratica abbastanza attività fisica, oltre un terzo è sedentario e appena uno su quattro si sposta abitualmente a piedi o in bici. I dati del sistema nazionale che monitora gli stili di vita e i fattori di rischio – fumo, alimentazione, alcol, inattività fisica – fotografano una regione «con stili di vita poco salutari e una prevenzione sanitaria debole». Con un dato allarmante. Il 99,1 per cento degli adulti tra 18 e 69 anni di età, infatti, presenta almeno un fattore di rischio cardiovascolare, uno dei dati peggiori d’Italia insieme a Calabria e Puglia. E mentre diabete, pressione e colesterolo restano ancora sotto controllo, il problema vero riguarda la quotidianità: troppa sedentarietà, poco movimento e scarsa educazione alla prevenzione.

L’ABRUZZO SEDENTARIO

Il primo dato che fotografa la regione è quello relativo all’attività fisica generale. In Abruzzo appena il 39,7% della popolazione può essere considerato “attivo” secondo i parametri dell’Organizzazione mondiale della sanità. Con la media italiana che è del 49,2%. Il divario con le regioni più virtuose è enorme. Ancora più pesante il dato sulla sedentarietà: il 35,4% degli abruzzesi conduce una vita sedentaria contro una media italiana del 27,2%. Il dato forse più allarmante riguarda però il rapporto tra cittadini e sistema sanitario. Solo il 23,7% degli abruzzesi intervistati dal sistema di sorveglianza Passi dichiara di aver ricevuto da un operatore sanitario il consiglio di fare attività fisica. Mentre la media italiana è del 31%. Se il quadro sull’attività fisica generale è negativo, quello sulla mobilità quotidiana è persino peggiore. Solo il 7,2% degli abruzzesi usa la bicicletta per gli spostamenti abituali. La media nazionale è del 10,1%, mentre in Veneto e in Emilia Romagna la percentuale sfiora o supera il 20%. Anche i tragitti a piedi mostrano un forte ritardo: appena il 24,7% degli abruzzesi si sposta camminando, contro il 38,6% della media italiana. Con il dato complessivo della mobilità attiva impietoso: in Abruzzo. In pratica, quasi un italiano su due si muove in maniera attiva nella vita quotidiana, mentre in Abruzzo lo fa appena uno su quattro.

IL PESO DELL’AUTO

Dietro questi numeri si nasconde anche un modello culturale e urbanistico. L’Abruzzo appare «fortemente dipendente dall’auto privata, persino per tragitti brevi». L’orografia collinare e montuosa viene spesso indicata come una delle cause, ma il confronto con regioni geograficamente simili dimostra che il territorio da solo non basta a spiegare il fenomeno. Pesano probabilmente la carenza di infrastrutture ciclopedonali sicure, la frammentazione urbana, un trasporto pubblico poco integrato e una cultura dello spostamento ancora fortemente motorizzata. La conseguenza è che il movimento non entra nella routine quotidiana. Sul fronte dell’eccesso ponderale l’Abruzzo presenta dati meno drammatici rispetto alla sedentarietà, ma comunque significativi. Il 34,8% della popolazione è in sovrappeso, leggermente sopra la media italiana del 32,6%. L’obesità riguarda invece il 10% degli abruzzesi, un dato quasi perfettamente allineato al valore nazionale. Anche qui, però, emerge il problema del counseling sanitario. Solo il 33,1% delle persone in eccesso ponderale riferisce di aver ricevuto il consiglio medico di perdere peso. La media italiana è del 43%.

RECORD FATTORI DI RISCHIO

L’indicatore più impressionante resta quello relativo ai fattori di rischio cardiovascolare. Il 99,1% degli abruzzesi tra 18 e 69 anni presenta almeno un fattore di rischio: sedentarietà, fumo, sovrappeso, diabete, ipertensione, colesterolo alto o scarso consumo di frutta e verdura. Significa che praticamente tutta la popolazione adulta convive con almeno una condizione che aumenta il rischio cardiovascolare. Eppure, osservando i singoli parametri clinici, l’Abruzzo non appare tra le regioni peggiori. L’ipertensione è al 17,4%, leggermente sotto la media nazionale. L’ipercolesterolemia riferita è addirittura migliore del dato italiano. Anche il diabete, con il 4,4 per cento, resta sotto la media nazionale del 4,8%. Il problema, dunque, non è ancora l’esplosione della malattia cronica, ma il terreno sul quale quella malattia potrebbe svilupparsi.

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